LA GATTA MUTA; or, THE SILENT CAT

LA GATTA MUTA; or, THE SILENT CAT

Sin da quando qui in Italia è iniziato il confinamento dovuto al Covid-19, mi sono sforzato di concentrarmi ed ho cercato di trovare qualcosa di creativo che ci consentisse di rimanere tutti connessi. L’ispirazione è giunta guardando dalle mie finestre verso il cornicione del palazzo di fronte, dove dal 1874 è collocata la statua di una gatta che ha dato il nome alla strada – via della Gatta.

Since the start of our COVID-19 lockdown here in Italy, I’ve been struggling to find a way to focus on something creative while also searching for a means to keep us all connected. Inspiration came from across my windows, where a statue of a cat has stood since 1874 perched on the cornice of the palazzo opposite, lending its name to the street, via della Gatta.

JOSEPHINE E I SUOI UOMINI. Parte 1

È questa la prima parte di una serie di tre dedicata all’incredibile storia di Josephine Howard (vero nome, Gertrude Wilkins), un’attricetta teatrale che visse una vita particolarmente intensa nei soli 29 anni della sua breve esistenza. Sebbene la sua personalità rimanga un po’ sfuggente, ella incrociò una straordinaria serie di persone le cui vicende sembrano uscite da un romanzo. È un racconto contorto che dai vertici della celebrità della rivista newyorkese ed europea porta ad un emaciato cadavere devastato dalla droga in un albergaccio di Broadway, con un contorno di truffatori, gangster, avventuriere e ballerine disperate, oltre a tre suicidi. In questo post, ripercorro gli esordi di Gertrude Wilkins e quelli del suo primo marito, il tormentato ballerino Jack Jarrott, risucchiato dalla sua grave tossicodipendenza in una tragica, straziante spirale discendente che lo portò a morire, povero e anonimo, nel 1938.


RAY BAGLEY

Il mondo dello spettacolo fu duramente colpito dalla pandemia influenzale del 1918, eppure solo alcune delle vittime più famose, come il regista John Collins, sono oggi ricordate. E che dire degli innumerevoli altri – uomini e donne – che morirono e che sono ora dimenticati, come l’attore Leo Ragusi in Italia, o Donna Drew, la protagonista femminile del film di Ruth Ann Baldwin ’49-’17? Ho scoperto la tragica storia di Ray Bagley, un intraprendente giovanotto del Minnesota che si fece rapidamente un nome come responsabile della promozione di diverse sale, prima di guidare il reparto pubblicità della Triangle e poi diventare redattore e critico della testata di informazione cinematografica Wid’s Daily. Morì di influenza a 27 anni nel novembre del 1918: tutti coloro che lo conoscevano ne furono profondamente addolorati; il delicato compito di avvertire sua madre vedova fu affidato a Lois Weber.


TOSSIRE AL CINEMA

La tosse al cinematografo è stata a lungo fonte di fastidio e preoccupazione. Gli esperti del settore sanitario segnalavano allarmati i problemi di igiene delle vecchie sale e le discussioni sui benefici dell’aerazione abbondavano. Quando nel 1918 scoppiò la pandemia influenzale, in tutto il mondo le autorità cittadine resero obbligatorio l’utilizzo delle mascherine, imponendo in alcuni casi misure come quella delle poltrone o delle file alterne. In Italia gli esercenti protestarono a gran voce contro regole apparentemente casuali in materia di disinfezione e chiusure. Frattanto le comiche su tosse e influenza continuarono ad essere realizzate anche dopo la pandemia, a riprova che ridere è davvero la miglior medicina.


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