fbpx

THE SONG OF LIFE

THE SONG OF LIFE
John M. Stahl (US 1922)

Pubblicizzato con lo slogan “Un dramma di piatti e di scontento”, The Song of Life spicca nell’opera di Stahl come riflessione sul tema della povertà, oltre che per il crudo realismo dell’ambientazione. Al regista viene attribuita l’affermazione che il film trattava “un argomento che egli aveva messo da parte da parecchi anni con l’intenzione di sfruttarlo quando avesse avuto finalmente la sua unità di produzione” (che gli fu affidata alla Louis B. Mayer Productions, per la quale questo fu il suo quarto film); ciò fa pensare che annettesse un’importanza speciale al tema, oppure che a suo parere esso andasse svolto con cura particolare. Il soggetto è attribuito alla moglie di Stahl, Frances Irene Reels, mentre la sceneggiatura è di Bess Meredyth, prestigiosa sceneggiatrice (per film come il Don Juan del 1926 e A Woman of Affairs di Greta Garbo), che avrebbe poi sposato il regista Michael Curtiz contribuendo anzi da dietro le quinte a molti film del marito, a detta dei collaboratori di lui.
Nei suoi film muti, Stahl analizza spesso le frustrazioni matrimoniali delle donne, nonché le possibili alternative al matrimonio; opere sospese tra dramma e commedia, come Why Men Leave Home e Husbands and Lovers, sono quasi sempre ambientate nei salotti alla moda dell’alta società. Raramente Stahl si sofferma a considerare la faticosa e monotona vita domestica delle mogli troppo povere per avere una servitù. The Song of Life si apre con un prologo di sorprendente intensità, che prefigura The Wind di Victor Sjöström (1928): una donna isolata in una casupola nel deserto (le scene furono girate nel deserto del Mojave), sferzata dal vento e dalla sabbia, è tiranneggiata da un marito ottuso e brutale ed è inesorabilmente aggiogata a una montagna infinita di piatti sporchi. La sua fuga disperata da questa miserabile esistenza innesca una vicenda di amore materno che, dopo una serie di inverosimili colpi di scena melodrammatici, riunisce la donna con il figlio ormai adulto che ella aveva abbandonato da bambino e con la moglie di lui, la cui insoddisfazione rispecchia quella della donna più anziana. Il copione smorza le acute osservazioni sui problemi femminili – per esempio la vanità del desiderio degli uomini di presentarsi come coloro che da soli mantengono la famiglia, o il fatto che diano per scontato l’oscuro e non retribuito lavoro domestico – mescolandole a sentimenti più convenzionali. Il personaggio del figlio è quello di uno scrittore tormentato, alle prese con la composizione di un romanzo autobiografico che dovrebbe presentare uno “spaccato di vita”, e ciò offre al film lo spunto per alcune osservazioni sul proprio stesso genere narrativo, oltre che sulla tensione fra onestà e melodramma.
Delle star di questo film è giunto fino a noi solo un tenue ricordo, e nessuna di esse ha avuto poi una carriera di rilievo nel cinema sonoro. Georgia Woodthorpe, che interpreta l’anziana madre, aveva passato la sessantina quando esordì nel cinema dopo una prestigiosa carriera teatrale; sarebbe diventato assai più famoso suo nipote (il regista George Stevens). Grace Darmond, che si sarebbe ritirata dagli schermi nel 1927, è nota non tanto come attrice, quanto per essere stata l’amante di Jean Acker: quest’ultima, si racconta, durante la sua prima notte di nozze con Rodolfo Valentino sarebbe scappata a casa di Grace, la cui espressione di tagliente e insoddisfatta intelligenza è assai adatta al ruolo che interpreta in questo film. Gaston Glass, di origine francese, attore romantico di discreto successo, fu il protagonista in Humoresque di Frank Borzage (1920). Il Portland Telegraph diede di lui questa divertente descrizione: “è il tipo dell’artista: abbastanza da piacere alle signore, e insieme non tanto da irritare gli uomini”.
Gran parte del film è ambientata a New York, nel Lower East Side, presentato con aspro vigore quasi neorealistico. Le scene di strada ci mostrano caseggiati popolari pavesati dai fili del bucato steso ad asciugare, i passanti che si affollano intorno ai carretti di pittoreschi venditori ambulanti, e i bambini che giocano nei rigagnoli e nelle trombe delle scale. Il direttore della fotografia Ernest Palmer, al suo secondo film con Stahl, avrebbe poi lavorato a Seventh Heaven e Street Angel di Borzage, nonché a City Girl di Murnau; qui egli riesce a ricreare un’atmosfera con concisa semplicità, rendendo palpabili il sudore, il chiasso, la claustrofobia da cui la giovane moglie interpretata da Grace Darmond vuol fuggire a tutti i costi. La vita di caseggiato è ritratta nei toni della commedia – la famiglia di attaccabrighe che abita oltre il condotto di ventilazione, la maligna scimmietta del suonatore di organetto che si intrufola dalle finestre per saccheggiare le cucine – e non manca qualche tocco di sobrio umorismo nelle scene del negozio di articoli musicali, ove la giovane moglie lavora tenendo a bada i clienti troppo galanti.
I recensori dell’epoca furono colpiti dal realismo del film e molti, per descriverlo, ripiegarono su luoghi comuni come “fedele alla vita” o “uno spaccato di vita reale”. I giudizi furono però contrastanti: a detta di parecchi critici (che pur apprezzarono l’abilità del regista) la trama era trita, noiosa e poco convincente, insomma l’ennesima “storia lacrimosa”. La valutazione del critico del Los Angeles Times pecca di una certa condiscendenza, ma è a grandi linee condivisibile: “la trama è veramente rozza, ma la rielaborazione cinematografica l’ha resa assai più raffinata. Stahl, a mio avviso, ha la capacità di infondere un significato alle più logore banalità”. In alcuni dei suoi film più noti (per esempio Magnificent Obsession), Stahl fa ben di più che infondere un significato alle più rozze vicende melodrammatiche; contro ogni previsione, dà loro il sapore della verità.

Imogen Sara Smith

regia/dir: John M. Stahl.
scen: Bess Meredyth.
sogg/story: Frances Irene Reels.
photog: Ernest G. Palmer.
asst dir: Sidney Algier.
cast: Gaston Glass (David Tilden), Grace Darmond (Aline Tilden), Georgia Woodthorpe (Mary Tilden), Richard Headrick (figlio del vicino/neighbor’s boy), Arthur Stuart Hull (procuratore/District Attorney), Wedgwood Nowell (Richard Henderson), Edward Peil (Amos Tilden), Fred Kelsey (ispettore di polizia/Police Inspector), Claude Payton (agente/Central Office man), [Miriam Bellah].
prod: John M. Stahl, Louis B. Mayer, Louis B. Mayer Productions.
dist: Associated First National Pictures.
uscita/rel: 02.01.1922.
copia/copy: 35mm, 6910 ft. (orig. 6920 ft.), 83′ (22 fps); did./titles: ENG.
fonte/source: Library of Congress Packard Center for Audio-Visual Conservation, Culpeper, VA.