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HER CODE OF HONOR

HER CODE OF HONOR
John M. Stahl (US 1919)

La didascalia iniziale di Her Code of Honor, il più vecchio dei film ufficialmente attribuiti a Stahl ancora esistente, annuncia il tema di quest’opera e di molte altre che sarebbero seguite: “Quando si fa sentire il richiamo del cuore, tutto il resto viene dimenticato” – un tema così centrale, quello del richiamo del cuore, che fu utilizzato come titolo alternativo per il film (Call of the Heart) e che è ora anche il titolo del volume collegato a questa retrospettiva. La prestigiosa attrice teatrale Florence Reed, qui nel secondo dei tre film da lei girati con Stahl, segue per due volte questo richiamo: la prima, nei panni di Helen, ingenua studentessa d’arte americana a Parigi, che muore dando alla luce la figlia di un mascalzone già sposato; la seconda, due decenni dopo, nel ruolo della figlia, Alice, che è cresciuta in America e deve superare allarmanti ostacoli per conquistare la felicità.
Le prime scene si svolgono, ci informa subito una seconda didascalia, a “Parigi, 1895”. Come non pensare immediatamente ai fratelli Lumière, a un luogo e a una data di importanza storica per la nascita del cinema come noi lo conosciamo? A quell’epoca Stahl aveva otto anni e potrebbe aver visto in Europa o in America qualcuno dei primi programmi Lumière. Sembra quasi che egli voglia reclamare un posto per sé nel rapido sviluppo storico di questo mezzo di comunicazione: abbracciando con entusiasmo le convenzioni ancora relativamente nuove del lungometraggio, con un romantico sviluppo narrativo e una grande star come interprete, ma radicando con altrettanto entusiasmo il suo lavoro nella consapevolezza del potere dell’immagine cinematografica pura. Lo attestano due delle prime scene. Quando Helen viene a sapere che l’uomo da lei amato ha una moglie e una famiglia, si reca per la prima volta a casa sua per indagare e viene fatta entrare da una domestica. Un bambino è solo nella stanza e Helen si intrattiene con lui che le mostra una foto rivelatrice del papà. Poi arriva la madre e dopo una breve conversazione Helen si congeda. Stahl stacca da Helen al piccolo e alla fotografia, sfruttando lucidamente le convenzioni del controcampo e del punto di vista. Ma l’incontro con la madre è filmato con un’unica inquadratura in campo lungo, fredda e statica, ripresa dal fondo della stanza, un’inquadratura potente e autonoma che ritrae l’incontro fra moglie e amante, il loro unico incontro sdrammatizzato sia nel contenuto che nella forma: preannunciando le “altre donne” di film successivi come Back Street (La donna proibita) e Only Yesterday (Solo una notte), Alice non pensa ad affrontare la moglie e svelarle la verità, ma finge semplicemente di aver sbagliato indirizzo. In questa scena l’integrazione degli stili è discreta ma assai decisa.
Dopo aver rotto con l’amante, Helen siede affranta al tavolo da pranzo su cui sono disposte vivande ancora intatte. Un uomo più anziano, Tom, un artista che abita nello stesso caseggiato ed è pure lui americano, entra a corteggiarla recando un mazzo di fiori e comprende il significato della scena che gli si presenta. È un’altra inquadratura statica autonoma, essenziale ed eloquente, che ancora una volta si conclude senza drammi: passiamo in America, nel 1918, e la vicenda sottesa a quell’inquadratura non sarà ripresa fino a un momento molto più avanzato, quando torneremo, con un flashback, alla stessa immagine, allo stesso tableau, per ripartire da lì.
Nell’introduzione alla presente rassegna Stahl, Bruce Babington cita le “coincidenze, estreme ellissi narrative e rivelazioni di segreti familiari ormai sepolti” che sono elementi pervasivi dei primi melodrammi. Qui certamente ne abbiamo parecchi esempi. L’interruzione della scena al tavolo da pranzo crea misteri che verranno dipanati solo poco a poco; la coincidenza estrema, per cui emerge uno stretto legame tra il pretendente di Alice in America e il passato parigino della madre di lei; e i “segreti familiari ormai sepolti” che continuano a riaffiorare, portando la vertiginosa narrazione a placarsi tornando alle parole da cui era partita e che riaffermano il primato del Richiamo del cuore.
Stahl, che qui lavora per un’effimera casa cinematografica con sede a Manhattan, avrebbe realizzato altri due film nell’Est degli Stati Uniti, prima di trasferirsi a Hollywood; dalle recensioni risulta che Her Code of Honor ebbe un’accoglienza positiva sia sulla Costa Atlantica che su quella del Pacifico. L’intreccio di genuina emozione e sofisticata tecnica cinematografica, preannunciato nei cartelli iniziali, rende facile capire perché Louis B. Mayer abbia ostinatamente voluto reclutare Stahl e spiega i motivi del successo del regista negli anni seguenti.

Charles Barr

regia/dir: John M. Stahl.
scen: Frances Irene Reels.
photog: Harry Fischbeck.
cast: Florence Reed (Helen/Alice), William Desmond (Eugene La Salle), Robert Frazer (Richard Bentham), Irving Cummings (Jacques), Alec B. Francis (Tom Davis), Marcelle Roussillon (Jane), George S. Stevens.
prod: Tribune Productions, Inc.
dist: United Picture Theatres of America, Inc.
uscita/rel: 06.04.1919.
copia/copy:
35mm, 5805 ft., ??’ (?? fps); did./titles: ENG.

fonte/source: BFI National Archive, London.