DER GANG IN DIE NACHT

DER GANG IN DIE NACHT
(Love’s Mockery) [Il cammino nella notte]
Friedrich Wilhelm Murnau (DE 1920)

Il più vecchio tra i film ancora esistenti di Murnau anticipa i temi dei suoi capolavori successivi: come in Sunrise (Aurora), una sirena tentatrice vorrebbe strappare un uomo dal suo mondo ordinato; l’opposizione tra città e campagna; lo stilizzato personaggio cieco di Conrad Veidt sembra prefigurare il vampiro interpretato da Max Schreck in Nosferatu. La sceneggiatura di Carl Mayer sviluppa la vicenda attraverso una serie di scene in stile Kammerspiel. L’abile regia di Murnau riesce a connettere in maniera del tutto fluida le ellissi temporali, e prolunga invece lo scorrere del tempo nel terzo atto, che è il momento culminante della trama e si svolge quasi in tempo reale
All’epoca il film fu considerato un esperimento artistico, il “primo tentativo del film d’arte di esplorare nuovi territori” (Der Kinematograph, n. 728, 30 gennaio 1921). Subito dopo la proiezione per la stampa, Willy Haas (il futuro autore della sceneggiatura di Der brennende Acker dello stesso Murnau) si espresse in termini entusiastici su Film-Kurier (n. 277 del 14 dicembre 1920): “Dove finisce qui l’arte dello sceneggiatore, dove comincia quella del regista, o quella degli attori? Non lo sappiamo. Tutto si intreccia e si sviluppa insieme; tutto è perfettamente compiuto (non c’è un altro termine). La sceneggiatura si deve a Carl Mayer: è veramente l’opera di un poeta e il film lo segue fedelmente. È incredibile come egli riesca a superare certi passaggi con impeto vertiginoso, con appena un paio di indicazioni. Ed è meraviglioso come in altri punti sappia indugiare, tranquillamente, quasi ostinatamente, quando per esempio le luci delle automobili si riflettono sull’asfalto lucido di pioggia delle strade buie di una grande città, oppure il mare ribolle o il sole si leva pallido; come più volte egli ripeta con passione: ‘Spettatore, questo fa parte del film, fa parte dell’intreccio narrativo!’ Oppure come sappia inventare eleganti preziosismi – ad esempio, la scena in cui la presunta contadina si ferisce a un piede – che ci fanno percepire l’armonioso respiro della creatività. O ancora, quando la donna confessa al marito di amare un altro: tre parole, poi ella si china sulla mano di lui – nient’altro. Tutto questo è indimenticabile, limpido e incomprensibile come la vita, casuale e del tutto persuasivo come il destino.”
Secondo quanto riferisce Lotte Eisner, il negativo originale nitrato, che dal 1945 risultava perduto, fu rinvenuto presso lo Staatliches Filmarchiv der DDR (l’archivio dell’ex Repubblica Democratica Tedesca) da Henri Langlois,  che si fece fare una copia. Il negativo non era però completo: non c’erano didascalie e mancava l’intero terzo rullo. È in tale versione mutila che il film venne proiettato nel corso degli anni Sessanta e Settanta finché Enno Patalas apprese che il negativo era stato duplicato presso il Gosfilmofond di Mosca prima di essere inviato in DDR e che al tempo conteneva ancora il terzo rullo. Con l’aiuto dell’esemplare della sceneggiatura appartenuta a Murnau e allora in mano ai suoi eredi, Patalas inserì le didascalie all’uopo create nella copia che aveva ricevuto dal Gosfilmofond. Purtroppo in fase di lavorazione Murnau aveva cambiato alcuni dettagli e riscritto completamente il finale. Quindi, sul numero preciso delle didascalie e sulla loro formulazione si potevano avanzare solo congetture.
Il nuovo restauro digitale del Filmmuseum München si basa sul negativo originale oggi conservato presso il Bundesarchiv, sulla copia lavoro montata da Enno Patalas e sul copione finale di Murnau, ora presso la Deutsche Kinemathek. Lo studio meticoloso di questi materiali e la consultazione di tutte le recensioni coeve disponibili hanno consentito di correggere alcuni lievi errori di montaggio nonché la frequenza, la posizione e il testo delle didascalie. L’imbibizione e i caratteri delle didascalie sono stati ricostruiti secondo le convenzioni dell’epoca. La scansione e il restauro delle immagini sono stati curati da Thomas Bakels, il montaggio e il colour grading da Christian Ketels. Richard Siedhoff, che ha partecipato ai lavori di restauro, ha composto per il film sia un brano musicale per pianoforte che una partitura per orchestra. Entusiasta del restauro, lo storico David Bordwell ha scritto: “L’équipe del Filmmuseum ha prodotto una delle più splendide edizioni di un film muto che io abbia mai visto. Si vedono queste inquadrature e ci si rende conto che le attuali versioni dei film muti sono in gran parte lontanissime da ciò che vedevano gli spettatoridell’epoca. A quei tempi, la pellicola negativa originale coincideva con il negativo di stampa: quindi ciò che veniva filmato si vedeva poi sullo schermo. Il nuovo restauro di Monaco ci consente di ammirare tutto quello che c’è nel fotogramma, con splendida luminosità e densità di dettagli. Dimenticate il frame rate elevato: questo è cinema ipnotico, immersivo.