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WHAT DO YOU DO ON FRIDAY NIGHT?

WHAT DO YOU DO ON FRIDAY NIGHT?
? (GB c.1926)

Girato per conto del Varsity Dance Club dell’università di Cambridge, e destinato a essere proiettato nei cinema locali, What Do You Do on Friday Night? sembra rivolto soprattutto alle spettatrici, esortate a unirsi agli uomini il venerdì sera al “Rendezvous” per “divertirsi moltissimo”. Il filmato coglie la vivace atmosfera di una festa degli anni Venti, alternando didascalie sontuosamente illustrate a primi piani di una indiavolata   jazz band e delle coppie che ballano. L’attenzione è rivolta in particolare ai musicisti, e i primi piani del banjo e del pianoforte hanno un’intensa carica di ritmo e di emozione. L’identità delle due coppie danzanti è celata; l’angolatura bassa della macchina da presa ci permette di vedere solo fino alle ginocchia. Il cinema copiava le immagini “sotto il ginocchio” che comparivano su riviste e manuali di ballo, utilizzandole in film didattici in cui insegnanti famosi illustravano le movenze corrette e gli errori che si potevano commettere sulla pista da ballo, incoraggiando gli spettatori a ripetere i passi visti al cinema.
Benché di contenuto leggero, questo spot pubblicitario amatoriale sembra anche parodiare i famosi manifesti che ritraevano Lord Kitchener e lo zio Sam nelle campagne di reclutamento della prima guerra mondiale, rivolte di solito agli uomini. Qui un livello sottostante evoca gli annunci “personali”, destinati sui giornali agli uomini in cerca di donne.
In Gran Bretagna, dopo la prima guerra mondiale il cinema e i balli sociali erano le attività più diffuse nel tempo libero, e il fiorente settore delle sale da ballo – cui partecipavano insegnanti, promotori, riviste specializzate e anche la radio – si sforzava di suscitare l’interesse del pubblico, ma soprattutto delle donne. Come scrive James Nott in Going to the Palais: A Social and Cultural History of Dancing and Dance Halls in Britain, 1918-1960, le sale da ballo si potevano considerare “un essenziale spazio pubblico femminile” in cui le donne potevano esercitare la propria indipendenza e individualità. Persistevano tuttavia molte convenzioni tradizionali: “Un buon cavaliere, con un’adeguata azione di controllo e di guida, dovrebbe riuscire a far adattare qualsiasi dama al proprio stile, mentre la dama perfetta è quella che si sottomette alla guida del cavaliere, buona o cattiva che sia” (George Grossmith, introduzione al manuale di A.M. Cree, Handbook of Ball-Room Dancing, 1920).

Virginia Bonilla Durán, Shanice Martin

regia/dir: ?.
sponsor: Cambridge University Varsity Dance Club.
copia/copy: 35mm, 126 ft., 2’05” (16 fps); did./titles: ENG.
fonte/source: BFI National Archive, London.