TROLL-ELGEN

TROLL-ELGEN
[L’alce fantasma]
Walter Fürst (NO 1927)

In un villaggio norvegese si tramanda la leggenda di un alce dai misteriosi poteri, forse un fantasma in forma animale, che da anni sfugge ai cacciatori. Tra questi, i due più determinati sono l’anziano Gaupa, che già una volta aveva avuto l’alce a portata di grilletto, e il giovane e povero Hans. Hans è innamorato di Ingrid, figlia del ricco agricoltore Hallstein, il quale preferirebbe avere come genero il ricco commerciante di cavalli Gunnar. Quando si rende conto che Hans desidera sposare sua figlia, Hallstein lo prende in giro dicendogli che dovrà prima catturare l’alce fantasma. Durante una festa, Hans e Gunnar vengono alle mani. Estraendo un coltello, quest’ultimo si ferisce gravemente. Non potendo dimostrare di non essere stato lui ad accoltellare Gunnar, Hans fugge nella grande città, dove trova lavoro in un circo come tiratore scelto. Arriva in città anche Ingrid, scacciata dalla fattoria a causa del suo amore per Hans. Ma l’ambiente urbano non fa per loro ed entrambi tornano a casa. Ingrid si riconcilia col padre, mentre Hans si rimette a caccia dell’alce leggendario.
L’intreccio narrativo di Troll-Elgen è lo stesso di molti importanti titoli dell’“età dell’oro” svedese, così come di diversi altri film stranieri che presero spunto da quello stile: un uomo di umili origini si innamora di una donna di famiglia benestante e deve dimostrare di esserne degno attraverso una spettacolare prova di abilità e di forza virile.
Un altro interessante punto di contatto con il film di Mauritz Stiller Sången om den eldröda blomman (Il canto del fiore scarlatto; 1919) è il tema del conflitto tra ambiente urbano e rurale: in entrambi i film il protagonista deve sottostare a un periodo di difficoltà nel contesto cittadino per poter maturare e trovare la forza di tornare al villaggio nativo. Tre degli attori principali interpretano ruoli molto simili a quelli impersonati nel film di Dreyer, uscito il 1 gennaio 1926,  Glomdalsbruden (La fidanzata di Glomdal; presentato alle Giornate 2017): in entrambi i film, Tove Tellback interpreta la ragazza amata dal protagonista, Einar Tveito è il rivale, mentre Harald Stormoen è una testarda figura paterna (in questo caso dell’eroina e non dell’eroe).
Troll-Elgen fu un successo di critica e pubblico in Norvegia, anche tra quei critici che erano stanchi dei molti melodrammi a sfondo rurale. Il budget insolitamente alto, però, ne decretò il fallimento dal punto di vista economico. Troll-Elgen è anche il primo lungometraggio del ventiseienne regista Walter Fürst: benché talora il montaggio sia un po’ grezzo, il film colpisce per la sua vitalità. Secondo Gunnar Iversen, che ebbe modo di parlare a lungo con Fürst negli anni Ottanta, le scene con l’alce sono tratte almeno in parte da una pellicola americana sulla natura – sono state comunque efficacemente integrate con il resto.
Fürst, che veniva dalla pubblicità, diresse un altro film muto ambientato nel mondo del contrabbando, Café X (1928), pure interpretato da Bengt Djurberg. La carriera di Fürst negli anni Trenta e Quaranta fu secondaria rispetto al suo impegno politico: fervente sostenitore del socialismo nazionale, fu tra i primi a credere in Vidkun Quisling e nel suo partito Nasjonal Samling. Lasciò poi il partito a causa di alcuni diatribe interne, ma fece ritorno subito dopo l’occupazione tedesca in Norvegia. Nel 1941 si unì alla Legione Norvegese, un’unità di volontari che faceva parte del braccio militare delle SS. Rimandato a casa dal fronte orientale con congedo per invalidità, riprese la carriera cinematografica con Sterke vilier (1943), film esplicitamente di propaganda che raccontava le eroiche gesta del partito di Quisling negli anni Trenta. Dopo la guerra fu accusato di tradimento e trascorse tre anni in prigione. L’eroe della resistenza Max Manus gli offrì un lavoro nella sua agenzia pubblicitaria, consentendo a Fyrst (che aveva fatto sparire ogni traccia tedesca dal suo cognome) di riprendere la sua carriera nella pubblicità e in seguito anche in TV.
La magnifica fotografia paesaggistica è opera del danese Ragnar Westfelt, che dà prova del suo tocco magistrale anche nel film di Ivan Hedqvist del 1921 Vallfarten till Kevlaar (Pellegrinaggio a Kevlaar), che speriamo di poter proporre il prossimo anno. Del contributo di Westfelt a Troll-Elgen, un critico norvegese scrisse con ammirazione che la fotografia del film possedeva una “pura chiarezza californiana”.

Magnus Rosborn & Casper Tybjerg

Il restauro digitale in 4K è stato realizzato nel 2018 nei laboratori della Nasjonalbiblioteket a Mo i Rana, a partire dai più antichi materiali esistenti: la copia nitrato originale e un duplicato positivo in nitrato e acetato. Due rulli gravemente danneggiati dalla decomposizione del nitrato sono stati sostituiti grazie a un duplicato di conservazione che era stato ricavato in precedenza dalla stessa copia. Negli anni Ottanta il regista confermò allo studioso Gunnar Iversen che le didascalie erano state ricostruite negli anni Sessanta.

Tina Anckarman

regia/dir: Walter Fürst.
scen: Alf Rød; dai romanzi di/based on the novels by Mikkjel Fønhus: Troll-Elgen (1921),  Skoggangsmand (1917).
photog: Ragnar Westfelt.
scg/des: Reidar Sveaas.
cast: Bengt Djurberg (Hans Trefothaugen), Tove Tellback (Ingrid Rustebakke), Harald Stormoen (Hallstein Rustebakke), Einar Tveito (Gunnar Sløvika), Tryggve Larsen (Sjur Renna, soprannominato/nicknamed “Gaupa”), Hauk Abel (Piper), Nils Arehn (P. Rustebakke), Egil Hjorth-Jensen (Tølleiv), Mimi Kihle (Bellina), Julie Lampe (Turi Trefothagen, la madre di Hans/Hans’s mother).
prod: Fürst-Film.
uscita/rel: 26.12.1927.
copia/copy: DCP, 100′ (da/from 35mm); did./titles: NOR.
fonte/source: Nasjonalbiblioteket, Oslo/Mo i Rana.