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THE SLAVEY STUDENT

THE SLAVEY STUDENT
John H. Collins (US 1915)

Nell’estate del 1915 i film a tre rulli erano diventati la norma per la Edison e per Collins, che si sentiva evidentemente a proprio agio in questo formato narrativo di più ampio respiro. The Slavey Student è uno squisito esempio della creatività del regista a livello visuale; nonostante la trama più contorta del necessario, Collins riesce a ritagliare per sé alcune pause che gli consentono di mettere in bella mostra il suo talento pittorico, simile per molti versi a quello Maurice Tourneur o, più tardi, di Lucio D’Ambra. Per una volta, la pubblicità della Edison non era pura e semplice iperbole: “È quel genere di storia che rimane piacevolmente impressa nella memoria, una boccata d’aria per tutti gli spettatori ormai sfiniti da questa processione di film malsani e sensazionalistici … Ne è autore John H. Collins, che dirige così bene questo dramma domestico” (The New York Dramatic Mirror, 11 agosto 1915).
Rimasti orfani, John Picket e sua sorella Alma (Pat O’Malley e Viola Dana) sono adottati dallo sceriffo Tom Bolles. John va a New York per guadagnarsi da vivere, mentre Alma e il suo cane Jerry arrivano alla scuola privata Graven – diretta dall’arcigna signora Graven – dove la fanciulla si offre di lavorare per pagarsi gli studi. John è purtroppo vittima di un raggiro da parte del suo vicino di appartamento, e finisce in prigione per furto quando la polizia trova nella sua stanza alcuni grimaldelli.
Marjorie Welford, popolare compagna di classe di Alma, invita il suo fascinoso fratello Harry e l’amico Roy Ashton al grande ballo della scuola (con una mossa felice, Collins mostra ciascuna coppia mentre passa davanti alla macchina da presa durante una danza); Harry e Alma si piacciono a prima vista, mentre Roy assedia la stessa Marjorie. Nessuno di loro sa che Roy è il responsabile dell’arresto di John; è un delinquente patentato, ma riesce lo stesso a convincere Marjorie a fuggire con lui. Per fortuna, John esce di prigione e giunge in casa dello sceriffo Bolles un attimo prima della cerimonia nuziale, dove smaschera Roy come il vero autore del furto.
Secondo le testimonianze d’epoca, Collins occupò l’intero studio Edison per due intere notti di riprese, durante le quali riuscì a utilizzare un ampio palcoscenico per una serie di deliziose scene ambientate nel dormitorio della scuola. In una di esse, le ragazze (soprannominate “Gravenelle”) prendono in giro Alma indossando lenzuoli bianchi a mo’ di fantasmi, fino a una delirante battaglia di cuscini che sfrutta sapientemente i contrasti di bianco e nero. Ancora più notevole è una sequenza successiva al ballo, allorché le ragazze si addormentano felici pensando ai rispettivi spasimanti, che compaiono in dissolvenza, tutti agghindati, accanto ai letti di ciascuna; al dissolversi delle immagini, le ragazze si voltano in letto all’unisono. È un momento magico e irresistibile, ma il critico Fred Schader, sulle pagine di Variety, non ne fu per nulla impressionato; si lamentò anzi che l’ispettore Anthony Comstock, facile a scandalizzarsi, avrebbe di sicuro obbligato la Edison a tagliare quella scena.
La recensione di Schader fu quasi l’unica a stroncare il film (gli piacque soltanto Jerry, il cane); tutti gli altri critici ne furono incantati. Il ritratto di Viola Dana offerto dal Moving Picture World dell’11 settembre 1915, all’epoca dell’uscita del film, mise in risalto il suo lavoro con Collins, “esempio di quel cinema più sofisticato in cui l’azione si svolge soprattutto a un livello mentale ed emotivo, e richiede una maggiore duttilità da parte dell’interprete. In una parola, la straordinaria crescita della signorina Dana è al tempo stesso un trionfo e un tributo alla sua personalità, nonché al suo genio nel saperla mettere in risalto sul grande schermo, compensando ampiamente l’assenza di quel potente strumento che è la parola.” Il pubblico di oggi reagirà con entusiasmo al delizioso finale “aperto” del film, a dispetto del disappunto mostrato da Variety per la chiusura “del tutto repentina, priva di una chiara conclusione”.

Jay Weissberg

regia/dir: John H. Collins.
scen: Lee Arthur.
cast: Pat O’Malley (John Picket), Viola Dana (Alma Picket, sua sorella/his sister), Henry Leoni (Tom Bolles, lo sceriffo/the sheriff), Mrs. Wallace Erskine [Margery Bonney] (Ruth Graven, direttrice del collegio/principal of Graven seminary), Marie La Manna (Marjorie Welford), Johnnie Walker (Harry Welford, suo fratello/her brother), Yale Benner (Roy Ashton, il suo amico/his friend), Jerry (Jerry, the Boston bull terrier).
prod: Edison.
dist: General Film Company.
uscita/rel: 27.08.1915.
copia/copy: DCP, 30’25” (da/from 35mm, 2737 ft.; orig. c.3000 ft., col. [imbibito/tinted]); did./titles: ENG.
fonte/source: Museum of Modern Art, New York.

Restauro effettuato nel 2018 da/Preserved 2018 by The Museum of Modern Art, , con il sostegno di/with support from The Celeste Bartos Fund for Film Preservation.

Scansione a 4K da un master 35mm a grana fine ricavato dal negativo originale con alcune parti gravemente deteriorate; varie didascalie mancanti sono state rifatte a partire da un copione presente nel fondo Edison del MoMA. / Scanned at 4K from a 35mm fine grain master printed from the original negative. Some surviving footage shows severe decomposition. Several missing titles digitally recreated using text from a script in MoMA’s Edison files.