THE MATING CALL

THE MATING CALL
(Il nuovo amore)
James Cruze (US 1928)

Se vi siete mai chiesti come sarebbero stati i film muti se il sonoro fosse arrivato qualche anno più tardi, questo è un buon esempio. Vi mostrerà anche aspetti dell’America che non vedrete in nessun altro film. Per anni è stato considerato perduto.
Negli anni Novanta i legali di Howard Hughes presero la storica decisione di depositare i film e i documenti Hughes presso l’Università del Nevada, a Las Vegas. Il materiale comprendeva tre film muti, Two Arabian Nights (1927), The Racket e The Mating Call (entrambi del 1928).
Alla ricerca di un importante film muto per la nostra serie Thames Silents, volai a Las Vegas insieme al  mio coproduttore David Gill per vedere The Racket di Lewis Milestone. Era il primo film che trattasse  lo scottante tema dei legami tra gangster e uomini politici: parlava di Al Capone, ed il protagonista era Louis Wolheim. Milestone e Hughes ricevettero minacce di morte, ma non rinunciarono a girare il film.
Nella sala di proiezione, osservammo incuriositi un gruppo di vecchi schedari verdi, sopra i quali erano sparpagliati i modellini di aerei usati in Hell’s Angels. Rimanemmo delusi da The Racket: benché ottimo nel suo genere, era tratto da un’opera teatrale e si vedeva. “Un mezzo grande film”, concludemmo concordi.
Ci fu giusto il tempo per vedere il primo rullo di The Mating Call; e volevamo vederne di più. Sarebbero passati anni prima che Jeff Masino e la sua Flicker Alley rendessero disponibile il film. Ma è valsa la pena di aspettare.
Rex Beach fu forse un esponente della “corrente letteraria degli omaccioni forzuti”, come fu scritto, ma era il romanziere ideale per il cinema: scrisse The Spoilers (1914), uno dei primi lungometraggi  americani, poi un film epico recentemente riscoperto, ambientato durante la febbre dell’oro e intitolato Winds of Chance (1925), e infine The Goose Woman (1925). Fu anche coproduttore di The Penalty, il potente film di Lon Chaney (1920).
Nella recensione di The Mating Call apparsa su Photoplay si legge, “James Cruze ha diretto un film di grande fascino romantico”. Sorprendente descrizione della storia di un assassinio commesso in una cittadina, in cui è coinvolto il Ku Klux Klan. Ma senza dubbio la regia di  Cruze è superba.
Sarebbe giusto riconoscere in Cruze, che fu un attore pionieristico prima di diventare un prolifico regista, uno dei grandi talenti dell’epoca del muto. Di origine danese, crebbe in una famiglia mormone dello Utah, dove da bambino vide sfilare i carri coperti diretti verso il West. Entrò nella compagnia teatrale newyorkese di Belasco, passò al cinema nel 1908 con la Thanhouser e divenne un popolare divo dei serial. Dieci anni dopo cominciò a dirigere per la compagnia Lasky. La sua velocità e la sua efficienza erano incredibili: all’apice della carriera, a metà degli anni Venti, sfornava un film ogni otto settimane circa. Girava sempre in esterni e aveva una spiccata sensibilità documentaristica.
La fama di Cruze è affidata soprattutto a The Covered Wagon (1923), ma il suo film più ambizioso e impegnativo fu Old Ironsides, dedicato alle guerre degli Stati Uniti contro i pirati barbareschi, all’inizio del diciannovesimo secolo. La realizzazione di questo film fu tanto ardua, sembra, da farlo incanutire. Molte di quelle che, a giudizio dei critici, erano le sue opere migliori sono andate perdute; la scomparsa più dolorosa è forse quella di Hollywood (1923), una parodia della realizzazione di un film muto cui parteciparono tutte le personalità di qualche importanza.
Gran bevitore, Cruze era anche estremamente socievole e generoso; chi si presentava a casa sua per una festa trovava un gran vaso pieno di banconote per gli amici rimasti senza lavoro. Ce n’era anche un altro pieno di sacchetti di cocaina, di gran moda in quei “giorni dell’innocenza”.
Spesso il regista che coglie un grande successo e non riesce a ripeterlo cade in miseria. Howard Hughes, ricchissimo playboy e appassionato di cinema di impareggiabile entusiasmo, offriva un’alternativa graditissima: con la Caddo Company riusciva a trasformare progetti modesti grazie a sostanziosi bilanci. Il suo Two Arabian Nights vinse l’Oscar per il miglior film comico quando esisteva tale categoria. Salvò parecchie carriere (per esempio quella di Cruze) e acquistò il contratto di Thomas Meighan quando la Paramount fu pronta a lasciarlo libero.
Il primo film di Meighan era stato realizzato in Inghilterra, con Gladys Cooper. In America, nel 1915, iniziò dalla vetta, come star con Cecil B. DeMille. Nel 1919 interpretò The Miracle Man (1919), diretto da George Loane Tucker e da lungo tempo perduto. Meighan fu il promotore di questo film (ne deteneva i diritti); fu uno strepitoso successo, che diede impulso alla carriera di un caratterista di nome Lon  Chaney. Nello stesso anno Meighan recitò in Male and Female di DeMille, che riscosse altrettanto successo. A questo punto il contratto di Meighan gli garantiva 1.280 dollari alla settimana, oltre a dargli voce in capitolo nella regia, la scelta del cast, il montaggio, eccetera. Quando Rodolfo Valentino assurse al rango di star cercò (invano) di strappare condizioni analoghe .
In The Mating Call figurano due attrici eccezionali, Evelyn Brent e Renée Adorée. Evelyn Brent (che si chiamava in realtà Betty Riggs), indimenticabile interprete di  Underworld e The Last Command di Sternberg, era in parte irlandese e in parte italiana. Esordì nel cinema nel 1916 a Fort Lee, ove recitò con John Barrymore in Raffles the Amateur Cracksman (1917); poi per un certo periodo fu in Inghilterra. Girò anche un film in Spagna e quindi ritornò in America grazie a Douglas Fairbanks, che la voleva come coprotagonista in The Thief Of Bagdad (1924). Fu lasciata in attesa per mesi; le riprese non iniziavano e Mary Pickford cominciava a nutrire dei sospetti. Evelyn quindi se ne andò e realizzò una sfilza di film a basso costo, finché Love ‘Em and Leave ‘Em (1926), il suo debutto alla Paramount con Louise Brooks, diretto da Frank Tuttle, non segnò la definitiva conferma del suo talento.
Renée Adorée e Thomas Meighan avevano colto un successo comune con Tin Gods (1926), diretto da Allan Dwan e oggi perduto. Recensendo The Mating Call, Variety affermò che il film avrebbe contribuito al ritorno di Meighan, ma in realtà apparteneva a Miss Adorée.
Secondo lo storico Tony Fletcher, Renée Adorée (vero nome Jeanne Reeves) nacque a Lille nel l898. I suoi genitori erano artisti di circo. Il padre, un comico inglese, veniva da Lambeth come Charlie Chaplin. Renée e i suoi fratelli seguirono la tradizione paterna. Il padre morì di tifo poco prima della Grande Guerra e la famiglia si divise. Renée fu ballerina, modella di  tableaux, e si esibì anche alle Folies-Bergères. Giunta in Inghilterra, entrò in una compagnia teatrale diretta da Claude Fleming. Si spostò in Australia e nel 1918 interpretò il suo primo film (£500 Reward). Da lì si recò in Canada e poi negli Stati Uniti, ove recitò nel vaudeville. Nel 1920 approdò a Hollywood e girò il suo primo film americano, The Strongest, diretto da Raoul Walsh.
Nei dieci anni successivi interpretò quaranta film, tra cui classici come The Big Parade: l’ultimo fu Call of the Flesh nel 1930. Gravemente malata, ebbe un malore sul set ma insistette per portare a termine il film. Per quasi tre anni rimase ricoverata in un sanatorio per la cura della tubercolosi. Giunse a meditare il suicidio, e si fece portare di nascosto una rivoltella. Alla fine fu dimessa dal sanatorio,  ma morì sei mesi dopo.
Nel 1928 The Mating Call suscitò aspre controversie. Il Ku Klux Klan, che aveva iniziato la sua espansione molto prima di The Birth of a Nation, era giunto a quattro milioni di aderenti. Nell’affrontare questo tema, Howard Hughes dimostrò un coraggio non inferiore a quello con cui aveva trattato l’argomento del gangsterismo: nessun settore della società era completamente libero dalla presenza del Klan.
Il Klan viene tuttavia descritto secondo una prospettiva inconsueta; i suoi membri sono dipinti come individui che esercitano un controllo puritano sulla propria comunità. Nel film essi indossano tuniche nere ma, secondo quanto riferisce Evelyn Brent The Mating Call venne ugualmente vietato in alcune città.
Mi aspettavo che la recensione di Variety contenesse qualche osservazione saggia e significativa sul Klan; ma con mia sorpresa non ne ho trovata nessuna. “Le sequenze che descrivono le attività del Klan in una cittadina americana mancano di mordente. Ma di questi tempi il tema del K.K.K. ha ormai perso ogni interesse dal punto di vista drammatico”. L’esercente di una sala texana apprezzò tuttavia  il modo in cui la vicenda era stata trattata dal punto di vista del Klan: “Sia i fautori che gli avversari del Klan possono godersi questo bel film”.

Kevin Brownlow

regia/dir: James Cruze.
adapt: Walter Woods; dal romanzo di/from the novel by Rex Beach (1927).
did/titles: Herman Mankiewicz.
photog: Ira Joe Morgan.
cast: Thomas Meighan (Leslie Hatton), Evelyn Brent (Rose Henderson), Renée Adorée (Catherine), Alan Roscoe (Lon Henderson), Gardner James (Marvin Swallow), Helen Foster (Jessie), Luke Cosgrove (giudice/Judge Peebles), Cyril Chadwick (Anderson), Will R. Walling.
prod: Howard Hughes, Caddo Co.
dist: Paramount Pictures.
uscita/rel: 21.07.1928.
copia/copy: DCP, 70′ (da/from 35mm, 6352 ft., 24 fps); did./titles: ENG.
fonte/source: Academy Film Archive, Los Angeles.

Restauro/Restored: 2016, Academy Film Archive; con materiali forniti da/elements for this restoration provided by The Howard Hughes Corporation; University of Nevada, Las Vegas, College of Fine Arts, Department of Film; Howard Hughes Collection at the Academy Film Archive.