THE HOME MAKER

THE HOME MAKER
King Baggot (US 1925)

Il regista di quest’opera, King Baggot, è il responsabile di due dei peggiori film muti che abbia mai visto: Raffles (1925) e Down the Stretch (1927).  Com’è possibile che lo stesso individuo sia anche il regista di uno dei migliori?
A mio parere The Home Maker è un classico dimenticato. Mi fu segnalato da Bob Gitt, che a quel tempo era all’UCLA. Dopo aver restaurato un altro dei miei film muti preferiti, The Goose Woman (1925), Bob aveva appena finito di lavorare a questo. Guardai The Home Maker alla moviola orizzontale – la prova del fuoco per qualsiasi film – e mi resi subito conto che stavo guardando King Baggot che dirigeva con la maestria di King Vidor. Com’era successo?
Baggot era un rappresentante della folta schiera di americani di origine irlandese che furono attirati dal mondo del cinema. Nato a St. Louis, nel Missouri, nel 1879, si dedicò all’attività di agente immobiliare insieme al padre e praticò anche il baseball a livello semiprofessionistico. Attivo nel teatro amatoriale, fu una delle prime personalità a scegliere in modo permanente la carriera cinematografica. Avvenne nel 1909, quando gli attori preferivano rimanere anonimi. Fu il primo a comparire in pubblico con il proprio nome: quando giunse nella città natale insieme alla coprotagonista Leah Baird, una folla prese d’assalto la stazione ferroviaria. Tra il 1910 e il 1916 fu uno dei divi di maggior successo e interpretò più di 300 film. Nel 1913 venne in Inghilterra per interpretare Ivanhoe nel film diretto da Herbert Brenon (irlandese come lui).  Esordì nella regia nel 1915; scrisse e diresse molti dei film in cui recitò. La sua opera più famosa è forse Tumbleweeds (1925), elegiaco tributo di William S. Hart al vecchio West.
Amato da tutti, era però un forte bevitore; nel 1919, quando fece ritorno al palcoscenico, gli fu assegnato un assistente personale. Ho incontrato questa persona [Frank Blount]; in realtà era un operatore cinematografico, pagato semplicemente per mantenere sobrio Baggot. Era forse l’alcol a rendere così clamorosamente imprevedibile il suo lavoro? Egli diresse il suo ultimo film nel 1928 ma, come tanti altri registi degli inizi del cinema, continuò a recitare in particine fino al 1948, anno della sua morte.
La sua carriera cinematografica iniziò sotto gli auspici di Carl Laemmle, il quale trasformò la IMP nella Universal Pictures, in modo da realizzare alla catena di montaggio film a basso costo destinati alle poco esigenti platee del Midwest. Queste pellicole a buon mercato erano denominate Red Feathers e Bluebirds. In seguito la Universal investì nella realizzazione di spettacolari film epici, per cercare di conquistare le grandi sale. Film come The Hunchback of Notre Dame (1923) erano etichettati Super-Jewels. Talvolta erano altrettanto interessanti gli Universal-Jewels come Smouldering Fires di Clarence Brown e The Home Maker di Baggot, realizzati entrambi nel 1925. Questi film, che fruivano di tempi di lavorazione prolungati e maggiori finanziamenti, erano realizzati con cura e premure particolari; alcuni di essi ci sono giunti, circondati da una reputazione migliore di quella dei film epici.
Certo, il romanzo pubblicato nel 1924 da Dorothy Canfield è un’opera d’eccezione, e l’adattamento di Mary O’Hara si mantiene fedele all’originale, ma era sempre possibile – solo possibile – che una compagnia cinematografica riuscisse a rovinare un bel libro. Da tutto questo film traspare però un’intelligenza che va a credito di tutti coloro che vi hanno collaborato.
Fra i critici, il prestigiosissimo Mordaunt Hall del New York Times fu aspramente critico: “Ho trovato intollerabile la debolezza del personaggio principale”. All’opposto, Screenland lo giudicò “sensazionale”, e Photoplay “intelligente, duramente realistico”; Variety lamentò invece “lo scavo troppo insistito nella psicologia infantile che finisce per condurre il film su una strada sbagliata”. E Picture Play scrisse: “film interessante, rovinato da un eccesso di linguaggio infantile”.
Quando intervistai Clive Brook, negli anni Sessanta, egli mi mostrò una fotografia di  Alice Joyce che recava la dedica “Ricordi di un fidanzamento piacevolissimo”. Eppure, nella sua autobiografia inedita egli non menziona mai The Home Maker . Gli chiesi di King Baggot (“oh sì, proprio un tipo simpatico”) e di Alice Joyce (“una persona veramente notevole e veramente difficile”), ma ignoravo del tutto l’importante film cui entrambi avevano partecipato. Alice Joyce, sia detto per inciso, era allora la moglie del regista Clarence Brown.
Lo storico Richard Koszarski, esperto della Universal, ha scritto che The Home Maker è una delle poche opere drammatiche degli anni Venti a propugnare senza riserve l’abbandono dei ruoli di genere stereotipati e a criticare la struttura che impone tali comportamenti.
Lester Knapp (Brook) viene licenziato dal grande magazzino in cui lavora come impiegato; per consentire a sua moglie Eva (Alice Joyce) di incassare il premio dell’assicurazione, cerca di suicidarsi. Rimane invalido e confinato su una sedia a rotelle, per cui tocca a Eva sostentare la famiglia. Ella trova il lavoro di gran lunga preferibile alla vita da casalinga, e si dimostra tanto brava da ottenere ben presto una promozione. Lester, a sua volta, apprezza il suo ruolo domestico, e giacché segue con molta attenzione i bambini la famiglia è assai più felice di prima.
Per citare lo slogan che campeggiava sul manifesto: “ACCENDERÀ UNA DISCUSSIONE INFUOCATA”.
Secondo il libro dedicato da Sally Dumaux a King Baggot, la trama è assai simile a quella di un film prodotto dalla IMP nel 1910, Bear Ye One Another’s Burdens, interpretato da Baggot e Florence Lawrence.
Nicola Beauman della Persephone Books, che nel 1999 ha ripubblicato a Londra il romanzo di Dorothy Canfield Fisher, rimase vivamente impressionata dal film. “Sono rimasta lì a bocca aperta. Mi è sembrato incredibile che siano riusciti ad adattare il libro così bene. E quel bambino [Billy Kent Schaeffer] … Come ha fatto il regista a farlo recitare così?”
Billy Kent Schaeffer comparve anche in The Hills Of Kentucky (1927), un film drammatico di Rin-Tin-Tin la cui regia lo indirizzò a un’interpretazione più convenzionale. Da adulta, Jacqueline Wells assunse il nome di Julie Bishop.
All’avvento del sonoro, la Universal ordinò di distruggere quasi tutti i negativi e le copie dei propri film muti a 35mm; ho potuto vedere la lettera che elencava i film da salvare. The Home Maker non era tra questi.
In un involontario omaggio alla produzione dell’epoca del muto, Variety scrisse, “Vi sono momenti in cui The Home Maker sfiora i vertici della grandezza. Purtroppo, l’impressione generale … è che si tratti solo di un altro film di media qualità”.
Suggerisco a tutti di continuare a cercare altri film di media qualità come questo.

Kevin Brownlow

regia/dir: King Baggot.
scen: Mary O’Hara.
photog: John Stumar.
cast: Alice Joyce (Eva Knapp), Clive Brook (Lester Knapp), Billy Kent Schaeffer (Stephen), George Fawcett (Dr. Merritt), Virginia Boardman (Mrs. Prouty), Elaine Ellis (Molly Prouty), Maurice Murphy (Henry), Jacqueline Wells (Helen), Frank Newburg (Harvey Bronson), Margaret Campbell (zia/Aunt Mattie Farnum), Martha Mattox (Mrs. Anderson), Alfred Fisher (custode/janitor), Alice Flowers (Miss West), Mary Gordon (Mrs. Hennessy), Lloyd Whitlock (Mr. Willings).
prod: Universal-Jewel.
uscita/rel: 22.11.1925.
copia/copy: 35mm, 7755 ft., 86′ (24 fps); did./titles: English.
fonte/source: UCLA Film & Television Archive.

Restauro a cura di Robert Gitt che ha utilizzato una copia 16mm “Show-At-Home” della collezione Hampton. / Restored by Robert Gitt using a 16mm Show-At-Home print from the Hampton Collection.