THE ENEMY

THE ENEMY
Fred Niblo (US 1927)

Il numero di  importanti film muti ancora relegati nei depositi degli archivi non smette di sorprendermi. Sì, The Enemy manca dell’ultimo rullo. È veramente un peccato, ma perché negarci il piacere di vedere i precedenti otto?
The Enemy è un’autentica rarità, ossia un film veramente pacifista, quasi una versione M-G-M di Isn’t Life Wonderful? Un amico mi stava mostrando una registrazione su nastro di ritagli di censura di film muti, provenienti dalla Finlandia, quando all’improvviso apparve un primo piano di Lillian Gish; la sua espressione era talmente intensa che decisi subito di cercare altre immagini del film da cui proveniva (qualunque fosse). Risultò trattarsi di The Enemy, diretto da Fred Niblo, la cui carriera era in declino dopo lo sfolgorante successo di Ben-Hur (1925). Inoltre, il film sopravviveva nel vecchio deposito della M-G-M, ignorato unicamente a causa di quel rullo mancante.
The Enemy è un’opera di grande freschezza e di ottima qualità, ma resta un film; un film di elegantissima struttura, ma comunque un film. I personaggi sono stereotipati. Non c’è tempo per approfondire. Le didascalie vanno subito al sodo; si tratta indubbiamente di slogan, ma di slogan efficaci, dal momento che è ben difficile trovare film di quel periodo che trattino di questo controverso argomento.
La grande June Mathis, autrice della sceneggiatura di The Four Horsemen of the Apocalypse (1921), propose due copioni che furono giudicati insoddisfacenti; il testo  finale fu scritto da Willis Goldbeck.
Lillian Gish, che interpreta il ruolo principale, non era entusiasta né di questo film, né di Annie Laurie. “Mia madre era ammalata, e quindi lasciai fare allo studio. Mi limitai a recitare la mia parte. Avevo sempre in casa infermieri e medici. La mia unica preoccupazione era di arrivare allo studio il più tardi possibile e andarmene il prima possibile. Ricordo poco di The Enemy. Non potrei raccontarle la trama neppure per salvarmi la vita”.
Pauli Arndt (Lillian Gish) e suo nonno, che è un insegnante (Frank Currier), sono pacifici abitanti di Vienna. Pauli sposa uno studente, che però il giorno successivo deve partire per il fronte. Durante l’assenza di lui il nonno perde il lavoro e cade nell’indigenza insieme a Pauli. La giovane scopre di essere incinta; dopo il parto, è costretta a prostituirsi per comprare il latte al figlioletto. Il marito viene dato per disperso e la miseria di Pauli si aggrava…
Motion Picture Magazine scrisse: “Si tratta palesemente di un film propagandistico, che però è da apprezzare in quanto si prefigge lo scopo di fermare la prossima guerra. È sfilacciato, ripetitivo e in qualche punto esasperato fino all’assurdità, ma è anche un’opera piena di forza, e se i vostri sentimenti pacifisti sono convinti la metà dei miei  ne rimarrete turbati e commossi”.
A giudizio di Robert Herring, critico di Close Up, il film aveva qualche “modesta qualità” per il suo sorprendente spirito antibellicistico. “Lillian Gish ha un bambino; quando il piccolo muore, ella grida di esserne felice, perché almeno suo figlio non diventerà carne da cannone. Mi è sembrata un’affermazione sorprendente per un cinema londinese. La guerra, questo “assassinio legalizzato”, è il vero nemico, e il film analizza lo stravolgimento di valori che ne deriva”.
I critici furono pressoché unanimi nel biasimare il finale (ossia l’ultimo rullo). Alla trama, scrisse Close Up, “è stato appiccicato un lieto fine che vanifica completamente tutto il discorso sulla guerra sviluppato in precedenza”.
John Colton, ex giornalista e coautore del successo di Broadway Rain (nonché miglior amico di Thalberg) fu ingaggiato per la stesura delle didascalie.
“Gli intellettuali lo bocceranno perché il finale è di gusto popolare, mentre gli amanti del gusto popolare lo bocceranno perché l’inizio è troppo intellettuale”,  scrisse Welford Beaton su Film Spectator. “Ma anche maltrattato  da una supervisione maldestra, The Enemy rimane un film irrinunciabile. Molte sequenze rivelano che Niblo ha studiato attentamente le tecniche straniere… Egli apre il film con una serie di dissolvenze che ne definiscono efficacemente l’atmosfera; grazie al valore simbolico del succedersi degli episodi riesce poi a narrare la vicenda con chiara concisione. I titoli di giornale che compaiono in sovrimpressione sulle rotative in azione rendono graficamente l’incalzare della guerra mondiale…. Alcune delle scene più intime rappresentano, nella loro commovente bellezza, splendidi esempi dell’intelligenza registica di Niblo. Il matrimonio tra Lillian Gish e Ralph Forbes è uno dei punti culminanti del film:  un magistrale tocco di semplicità entro una cornice maestosa”.
Nel l986, in occasione di una delle sue rare proiezioni, organizzata dalla Society for Cinephiles per il suo annuale Cinecon, questo film venne definito estremamente interessante, e avvicinato a The Mortal Storm di  Frank Borzage (1940): “… una splendida copia MGM, avvincente ma frustrante: manca l’ultimo rullo”.
La sceneggiatura ci è pervenuta, e quindi la Warner Bros., che ha ereditato il film, dovrebbe essere in grado di ricostruire il finale con didascalie e foto di scena, mettendo così a disposizione di tutti quest’opera che, con il suo fresco impeto polemico, ci reca un messaggio di vitale importanza.

Kevin Brownlow

regia/dir: Fred Niblo.
scen: Willis Goldbeck, Agnes Christine Johnston; dalla pièce di/based on the play by Channing Pollock (NY, 1925).
adapt: Willis Goldbeck.
did/titles: John Colton.
photog: Oliver Marsh.
mont/ed: Margaret Booth.
scg/des: Cedric Gibbons, Richard Day.
cost: Gilbert Clark.
asst dir: Harold S. Bucquet.
cast: Lillian Gish (Pauli Arndt), Ralph Forbes (Carl Behrend), Ralph Emerson (Bruce Gordon), Frank Currier (Professor Arndt), George Fawcett (August Behrend), Fritzi Ridgeway (Mitzi Winkelmann), John S. Peters (Fritz Winkelmann), Karl Dane (Jan), Polly Moran (Baruska), Billy Kent Schaeffer (Kurt).
prod: M-G-M.
première: 27.12.1927 (New York).
uscita/rel: 18.02.1928.
copia/copy: 35mm, 7693 ft. (orig. 8189 ft.), 93’ (22 fps); did./titles: ENG.
fonte/source: Library of Congress Packard Center for Audio-Visual Conservation, Culpeper, VA.