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SOWING THE WIND

SOWING THE WIND
John M. Stahl (US 1921)

Sowing the Wind (“Seminare vento”) uscito nell’aprile del 1921, è il secondo dei quattordici film realizzati da Stahl con il produttore Louis B. Mayer. Quasi tutti furono girati presso lo studio di Mayer in Mission Road, a Los Angeles, fino a quando, nel 1924, produttore e regista si spostarono alla M-G-M a Culver City. Prima di stringere il rapporto professionale con Mayer, Stahl aveva lavorato per una serie di piccole case di produzione. Mayer, sembra, fu il primo a offrirgli una base operativa stabile. Questo film, che rappresentava una produzione ambiziosa per lo studio di Mission Road, fu interpretato da Anita Stewart, che era in quel momento la star più famosa di Mayer. Era tratto da un testo teatrale di Sidney Grundy, risalente all’ultimo decennio dell’Ottocento e adattato una prima volta per lo schermo in Gran Bretagna nel 1916, per la regia di Cecil Hepworth.
Né il New York Times né il Los Angeles Times si occuparono del film, che però ottenne ampie recensioni sulla stampa popolare. Variety, elogiandolo, lo definì un “dramma dedicato al tema del sesso” trattato “con delicatezza e buon gusto, e realizzato con uno splendido montaggio”. Per molti aspetti Sowing the Wind si ricollega ai melodrammi di stile più tradizionale, e a un gusto che sarebbe stato considerato ingenuo dalla stampa specializzata del settore. La trama è assai contorta e fortemente stereotipata; contiene due scene di agnizione, entrambe ritardate in misura inverosimile. La prima ha luogo nella scena della morte nella fumeria d’oppio, alla fine del secondo atto, allorché l’eroina, Rosamond, comprende finalmente che la donna che per anni l’ha aiutata, tenendosi lontana, è sua madre. La seconda coincide con lo scioglimento della vicenda, quando Brabazon, che finora aveva impedito il matrimonio tra Rosamond e il proprio figlio adottivo, si rende conto che Helen Grey, la moglie da cui si era allontanato, è in realtà la madre di Rosamond: quest’ultima, quindi, è sua figlia. Nel film troviamo anche una scena (familiare poiché proviene niente meno che da La Dame aux Camélias) in cui il padre chiede all’eroina di abbandonare il figlio (in questo caso adottivo) per il bene del ragazzo.
Il film rinuncia a qualsiasi tentativo di delineare in maniera plausibile motivazioni e psicologia dei personaggi, per dedicarsi piuttosto a orchestrare clamorosi colpi di scena drammatici. La prima scena di agnizione, per esempio, è costruita in maniera sensazionalistica allo scopo di ottenere il massimo effetto. Nel tentativo di circuire Rosamond, e persuaderla ad accettare un lavoro da entraîneuse nel suo malfamato locale notturno, il perfido Petworth decide di rivelarle il nome di sua madre, che vive sotto la falsa identità di Baby Brabant. Il malvagio conduce la fanciulla in una fumeria d’oppio ove trovano Brabant, seduta su un letto, che stringe un guanciale come se fosse un bambino. Vecchia e malata, ella sembra preda di una droga e parla con il cuscino: “Se solo una volta ti avessi sentito chiamarmi – ‘mamma’”. Turbata, Rosamond chiede a Petworth cosa stia succedendo, ed egli ribatte: “Pensavi di essere troppo importante per entrare in casa mia! Guarda ora; guarda chi sei e cosa sei! Questa donna è – tua madre!” Cercando di proteggere la figlia, Brabant nega con violenza di essere la madre di Rosamond, accusa Petworth di mentire e lo minaccia fisicamente; sopraffatta dall’emozione, cade morta. Ripresa in campo lungo, Rosamond si inginocchia dietro al corpo della madre e le accarezza i capelli, fino a quando non si rende conto con orrore che l’anziana donna è morta.
Vari elementi contribuiscono al progressivo montare della tensione in questa scena, che in realtà mi sembra assai coinvolgente, benché certamente tirata per i capelli e forse (quando si cerchi di descriverla) addirittura ridicola. In primo luogo, la fumeria d’oppio, cadente e fiocamente illuminata, rappresenta uno scenario di fantastica incongruenza per l’incontro fra Rosamond e la madre. In secondo luogo, l’interpretazione di Myrtle Stedman nella parte di Baby Brabant è calibrata con accuratezza estrema: dapprima lenta e annebbiata per l’influsso della droga, ella passa poi a un registro differente, con movenze sempre più rapide e gesti sempre più vistosi, mentre cerca di smentire Petworth e vendicarsi di lui. Tutto questo è brutalmente stroncato nel momento in Baby Brabant muore e Rosamond comprende l’atroce verità.
Sowing the Wind è l’opera di un regista che è ancora alla ricerca della propria personalità; in alcuni punti il ritmo zoppica e la trama si fa oscura. Il film rappresenta tuttavia uno splendido esempio della tradizione melodrammatica, con i suoi espliciti intenti didattici, i violenti contrasti simbolici e l’utilizzo esagerato e sensazionalistico di interpretazioni, scenografie e messa in scena per rendere la risonanza emotiva del conflitto narrativo.

Lea Jacobs

regia/dir: John M. Stahl.
scen: Franklin Hall, dalla pièce di/based on the play by Sydney Grundy (1893, London; 1894, New York).
did/titles: Frank F. Greene.
photog: René Guissart.
asst dir: H.B. Lull.
cast: Anita Stewart (Rosamond Athelstane), James Morrison (Ned Annesley), Myrtle Stedman (Baby Brabant), Ralph Lewis (Brabazon), William V. Mong (Watkins), Josef Swickard (Petworth), Ben Deely (Cursitor), Harry Northrup, Margaret Landis, William Clifford, [Harry La Verne, Iva Forrester].
prod: Louis B. Mayer, Anita Stewart Productions.
dist: Associated First National Pictures.
uscita/rel: 25.04.1921.
copia/copy: 35mm, 7244 ft. (orig. 8867 ft.), 107′ (18 fps); did./titles: ENG.
fonte/source: George Eastman Museum, Rochester, NY.