OBLOMOK IMPERII

OBLOMOK IMPERII
[Un frammento d’impero]
Fridrikh Ermler (USSR 1929)

Partitura originale di: Vladimir Deshevov
Esecuzione dal vivo: Orchestra San Marco, Pordenone
Direttore: Günter A. Buchwald

Un frammento d’impero è uno dei film più “canonici” del cinema muto sovietico (fu infatti presentato alle Giornate del 2011 all’interno della serie “Il Canone rivisitato”). È anche considerato l’opera-chiave di Fridrikh Ermler, con una memorabile interpretazione di Fiodor Nikitin. La sequenza in cui il protagonista recupera la memoria è spesso descritta come una perfetta sintesi fra montaggio sovietico e recitazione in stile Actor Studio. Il fatto è che per decenni ne abbiamo visto una versione ridotta e rimontata. Anche l’inquadratura più celebre del film, quella del Cristo con la maschera antigas, riprodotta in innumerevoli libri e saggi, era assente dalle copie finora disponibili.
Il film racconta la storia di Filimonov, un sottufficiale che ha perduto la memoria in seguito al trauma subìto durante la prima Guerra Mondiale e che si “risveglia” dieci anni dopo. Si ritrova in una città a lui sconosciuta (Leningrado anziché San Pietroburgo), in un nuovo paese (l’URSS anziché la Russia), dove le fabbriche appartengono ora al “popolo” (qualunque cosa ciò significhi), e sua moglie si è ormai risposata.
L’intenzione di Ermler era quella di mostrare il rinnovamento del paese, le riforme dei Soviet, la liberazione e la rinascita di un intero popolo, il tutto visto attraverso gli occhi di un nuovo arrivato. Ma Ermler fu abile nel trasformare lo strumento di propaganda in un’occasione per mostrare le cose così come stanno. Ciò avvenne precisamente perché egli era un “artista di partito” e un fervente comunista: Ermler credeva sinceramente che anche se non era tutto rose e fiori, il corso degli eventi era comunque utile e necessario, per cui non c’era motivo di distorcere o infiorettare la realtà.
Un uomo che aveva il suo proprio mondo, una casa, una moglie, si trova ora di fronte agli anonimi membri del Komsomol, in una terra piena di edifici in stile costruttivista, che lo opprimono da tutte le direzioni. “Dov’è Pietroburgo? Chi comanda qui?”, urla istericamente. Ma Pietroburgo non c’è più. Al suo posto c’è un nuovo, spaventoso ibrido di città (parte del film fu girata a Kharkov perché a Leningrado non c’era molto costruttivismo da vedere). E non c’è neppure un padrone: c’è solo il comitato di fabbrica. “Poveretto, imparerà”, scrisse Oswell Blakeston su Close Up nel gennaio 1930. “Il suo volto meraviglioso assume mille diverse espressioni, con rapidità pari alle strade che si succedono freneticamente dai finestrini del tram. Un arco è quasi un’aureola sulla sua testa. Ma la nuova architettura lo terrorizza; e lui corre via… L’influenza della rivoluzione… ha trasformato l’eroe alla Eisenstein in un Menjou proletario… Vittoria. Un uomo nuovo. Sì, ma qualcos’altro è morto”.
La celeberrima sequenza in cui il protagonista ritrova la memoria è chiaramente influenzata da Freud, di cui Ermler era grande ammiratore. Essa culmina in una successione di croci: una croce militare, la croce di una chiesa, una croce al cimitero, per finire con un grande crocifisso su un campo di battaglia, e con il volto di Cristo in una maschera antigas (citazione da uno scandaloso disegno antimilitarista di George Grosz, esponente di punta dell’espressionismo tedesco e del movimento Neue Sachlichkeit, “nuova oggettività”). Un frammento d’impero ottenne ampia distribuzione all’epoca della sua prima uscita, e fu modificato in varia misura dagli uffici di censura di ciascun paese, ma fra le nove versioni (e una ventina di copie) ritrovate nel corso di questo progetto di restauro ve ne erano solo due contenenti l’immagine di Cristo.
Numerose proiezioni del film in Unione Sovietica durante il biennio 1929-1930, dimostrarono che il suo linguaggio e il suo complesso impianto narrativo erano troppo complessi per le “masse”. Fu così deciso di crearne una versione semplificata, destinata soprattutto al pubblico delle campagne. Sembra dunque che le copie “canoniche” del capolavoro di Ermler riproducessero dunque una “versione rurale” del film.
Ma le scene e le inquadrature mancanti non sono le uniche ragioni del nuovo restauro. Le didascalie originali, che possiamo qui rivedere per la prima volta dagli anni Trenta, non contengono solo commenti e dialoghi, ma sono parte integrante del montaggio. Le dimensioni del testo cambiano di volta in volta, così come cambia la loro geometria, esaltante sul piano visivo ma anche importante nel determinare il tono della sequenza. Infine, il film è stato restaurato per la prima volta sulla base di copie originali in nitrato; i restauri precedenti avevano utilizzato un internegativo stampato dopo la seconda Guerra Mondiale.
Ermler fu sempre molto sensibile alla musica, e la sua carriera è segnata da fertili collaborazioni con alcuni fra i maggiori compositori sovietici dell’epoca, fra cui Dmitri Shostakovich e Gavriil Popov. Primo fra loro fu Vladimir Deshevov (1889-1955), eminente musicista dell’avanguardia russa. Un frammento d’impero fu uno dei pochissimi film sovietici muti realizzati con una partitura orchestrale appositamente commissionata. La musica di Deshevov fu tuttavia eseguita solo in rare occasioni, forse perché era tutt’altro che celebrativa, sottolineando anzi l’ambiguità dell’ideologia rappresentata nel film: la tragedia è qui mischiata al sarcasmo. Non è detto che Ermler se ne sia accorto, ma la musica gli piacque comunque moltissimo. In una lettera a Deshehov egli scrisse: “Temo che la gente andrà al cinema per ascoltare la musica più che per vedere il film. E sia! Io ne sono felice.”
Questo restauro è basato su una copia 35mm in nitrato proveniente dall’Eye Filmmuseum, integrata da un altro esemplare, anch’esso in nitrato, della Cinémathèque suisse (essa contiene non solo la famosa immagine del Cristo con la maschera antigas, ma anche le didascalie russe originali dal secondo al sesto atto). Le didascalie assenti dalla copia svizzera sono state ripristinate copiandole dalle “liste di montaggio” (documenti di censura) reperibili al Gosfilmofond.

La musica 
Ermler fu sempre molto interessato alla musica e la sua carriera è segnata da feconde collaborazioni con alcuni fra i maggiori compositori sovietici, fra cui Dmitri Shostakovich e Gavriil Popov. Primo fra loro fu Vladimir Deshevov (1889-1955), esponente di punta dell’avanguardia musicale russa. A metà degli anni Venti il suo nome era importante quanto quelli di Shostakovich o Prokofiev (durante la sua visita in Unione Sovietica, Darius Milhaud fu impressionato da Deshevov più che da qualsiasi altro compositore sovietico, al punto da chiamarlo un “autentico genio”).
Un frammento d’impero è uno dei pochissimi film sovietici realizzati con una partitura musicale commissionata per l’occasione. C’è una mezza dozzina di titoli prodotti a metà degli anni Venti con compilazioni musicali (si tratta di film tradizionali, a destinazione commerciale), ma l’officina Leningrad Sovkino lanciò una nuova tendenza nel 1929, poco prima dell’avvento del sonoro.
L’idea era venuta da Adrian Piotrovsky (1898-1937). Autentico uomo del Rinascimento, Piotrovsky fu drammaturgo, traduttore da lingue classiche (le sue versioni da Aristofane, Eschilo, Catullo, Plauto e Petronio sono tuttora considerate canoniche), studioso di letteratura, nonché critico molto influente, padrino di svariati esperimenti teatrali; e queste erano solo alcune espressioni del suo multiforme talento. In qualità di direttore artistico del teatro dell’Opera Maly a Leningrado (l’acronimo è MALEGOT), egli esercitò un ruolo cruciale nella presentazione dell’avanguardia musicale al pubblico sovietico, dal Wozzeck di Alban Berg a Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Shostakovich. Scrisse pure i libretti di Il limpido ruscello di Shostakovich, e del Romeo e Giulietta di Prokofiev. Dal 1928 al 1937 fu direttore del dipartimento sceneggiature alla Leningrad Sovkino (più tardi nota come Lenfilm); in realtà, Piotrovsky era il cuore e l’anima della società, in pratica il suo direttore creativo. Fu sua l’idea di ingaggiare alcuni fra i maggiori compositori sovietici per la realizzazione di composizioni originali per film muti. Oltre alla partitura di Deshevov per Un frammento d’impero, se ne conoscono soltanto altre tre: quella di Shostakovich per Nuova Babilonia (1929) di Grigorii Kozintsev e Leonid Trauberg è la più celebre; le musiche di Dmitrii Astradantsev per Zolotoy klyuv (Il becco d’oro) di Yevgenii Cherviakov (1929) e Spyashchaya krasavitsa (La bella addormentata) dei fratelli Vasiliev (1930) non sono mai eseguite, poiché il primo film risulta perduto, e l’altro esiste solo in forma di frammenti.
La musica di Deshevov per Un frammento d’impero fu praticamente ignorata dalla stampa dell’epoca (le rare menzioni erano peraltro elogiative), forse perché non era affatto ottimistica, e sottolineava anzi l’ambiguità ideologica del film: tragedia mista a sarcasmo. Ermler se ne era accorto? Chi lo sa? Ma era comunque affascinato dall’opera di Deshevov, ed elogiò la sua musica precisamente per il suo “enorme impatto sociale e per la sua capacità di elevare il film a un nuovo livello qualitativo”. “Non avrei mai creduto che la musica potesse contribuire a tal punto a un film”, riconobbe Ermler in una lettera al compositore: “Temo che la gente andrà ad ascoltare la musica più che a vedere il film. E sia! Io ne sono felice.”
La partitura di Deshevov era stata scritta per la versione originale del film. Negli anni Sessanta e intorno al 2010 vi furono diversi tentativi di abbinarlo alla “versione per i villaggi”; solo ora possiamo apprezzarla nella sua forma originaria.

Peter Bagrov

regia/dir: Fridrikh Ermler.
scen: Katerina Vinogradskaya, Fridrikh Ermler, da un’idea di/based on an idea by Katerina Vinogradskaya.
photog: Yevgenii Shneider; asst. Yakov Svetitskii;
esterni/exteriors: Yevgenii Mikhailov;
cam. op. (2nd unit): Gleb Bushtuev.
scg/des: Yevgenii Yenei.
asst dir: Robert Maiman, Viktor Portnov.
mus: Vladimir Deshevov.
prod. mgr: Adolf Minkin.
cast: Fiodor Nikitin (sottufficiale Filimonov/Filimonov, non-commissioned officer), Liudmila Semionova (sua moglie/his wife), Valerii Solovtsov (suo marito, un operatore culturale/her husband, a cultural worker), Yakov Gudkin (soldato dell’Armata Rossa ferito/wounded Red Army soldier), Viacheslav Viskovskii (ex proprietario della fabbrica/former owner of the factory), Lidia Ulman (sua moglie/his wife), Sergei Gerasimov (ufficiale zarista/White officer), Ursula Krug (superiore di Filimonov alla stazione/Filimonov’s employer at the station), Vladimir Stukachenko (l’operaio che dà istruzioni a Filimonov/worker instructing Filimonov), Viktor Portnov (ubriacone/drunkard), Sergei Ponachevnyi (comandante dell’Armata Rossa/Red commander), Boris Feodosiev (ufficiale/officer), Emil Gal (passeggero sul treno/passenger on train), Varvara Miasnikova (controllore/tram conductor), Bella Chernova (signora sul tram/lady in a tram), Yuri Muzykant (uomo sul tram/man in a tram), Piotr Savin (un tizio in fabbrica/guy at the factory), Aleksandr Melnikov (giovane operaio/young factory worker), Vera Bakun (ragazza al bar/girl in the canteen), Rasma Mashkevich.
prod: Sovkino (Leningrad).
uscita/rel: 28.10.1929.
copia/copy: 35mm, 2239 m. [2218 m. + 21 m. restoration credits] (orig. 2203 m.), 109′ (18 fps); did./titles: RUS.
fonte/source: San Francisco Silent Film Festival.

Restauro/Restored 2018: EYE Filmmuseum, Gosfilmofond of Russia, San Francisco Silent Film Festival; collab: Cinémathèque suisse; restauro/restoration: Peter Bagrov, Robert Byrne, Annike Kross; a cura di/curated by: Elif Rongen-Kaynakçi.

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