L’INVASIONE DELLE TRUPPE TEDESCHE NEL BELGIO

L’INVASIONE DELLE TRUPPE TEDESCHE NEL BELGIO
(DE 1914)

Questa pellicola, che con ogni probabilità è un filmato d’attualità tedesco realizzato in Belgio nell’agosto 1914, costituisce una documentazione parziale dell’invasione tedesca di quel paese. Benché contenga didascalie italiane, parecchi indizi fanno pensare che si tratti di una produzione tedesca. In primo luogo è poco verosimile che operatori di altri Paesi avessero potuto girare immagini delle truppe tedesche che circolavano tranquillamente nelle città belghe. In secondo luogo si tratta di un film di propaganda filotedesco. In netto contrasto con altri cinegiornali girati in Belgio nello stesso periodo, questo è davvero un documento unico in quanto evita accuratamente di riprendere ogni immagine di distruzione che pure era ovunque. In terzo luogo è girato su pellicola Messter, con le didascalie italiane predisposte dal distributore, il Monopolio Emilio Perani di Genova. La copia è composta dalla seconda e dalla terza parte di quella che doveva essere una serie intitolata “Documenti delle Guerre Mondiale [sic]”; il film è per la gran parte costituito da riprese d’attualità, benché alla fine siano state aggiunte delle scene ricostruite.
Nella prima parte (indicata sullo schermo come seconda parte della serie), l’operatore segue il cammino della Seconda Armata tedesca, consentendoci di datare le immagini con buona precisione. Nella prima scena vediamo la fortezza della città di Huy e il ponte demolito sulla Mosa. La Seconda Armata attraversò la Mosa il 12 agosto 1914 e demolì subito il ponte: è probabile quindi che il film sia stato girato pochi giorni dopo. Queste immagini sono seguite da una breve panoramica della piazza principale del villaggio di Tamines, priva di qualsiasi riferimento agli spaventosi fatti del 21-22 agosto, quando furono massacrati più di 380 civili. Dal momento che nell’inquadratura vediamo un soldato tedesco, il filmato dev’essere stato girato dopo l’occupazione del villaggio.
Le riprese si spostano poi a Namur. La città cadde in mani tedesche il 23 agosto, mentre erano in corso i preparativi per le annuali celebrazioni dell’indipendenza del Belgio (che si tengono di solito nel terzo fine settimana di agosto). Come fanno notare le didascalie, sulla facciata della stazione ferroviaria si scorgono ancora le decorazioni allestite per la festa. È chiaro che l’esercito tedesco è appena arrivato: di fronte alla stazione sono parcheggiate automobili ancora cariche di valigie, e le truppe tedesche si aggirano nei dintorni, apparentemente in attesa di ordini.
Un’altra didascalia annuncia l’inizio della terza parte del film. La scena si sposta a Bruxelles, che si arrese il 20 agosto: l’operatore, quindi, dev’essere giunto in città poco dopo quella data. A parte la massiccia presenza di soldati tedeschi (appartenenti questa volta alla Prima Armata), le strade intorno alla Gare du Nord sono vuote. La didascalia seguente annuncia le riprese girate sulla Grande Place,facendo un curioso riferimento alla decapitazione del conte di Egmont, avvenuta sulla “Grande Place” nel 1568. Gli storici vedono in quest’evento l’effettivo inizio della rivolta dei Paesi Bassi contro il re cattolico Filippo II di Spagna, monarca ereditario di quelle province. Le province meridionali (il Belgio) si unirono in un primo tempo alla rivolta ma poi si sottomisero alla Spagna. La didascalia collega quest’evento storico al presente, con l’amministrazione militare tedesca appena insediatasi a Bruxelles. Da questo punto in poi il film passa a un tono più palesemente propagandistico.
La sezione seguente ci mostra, forse con una certa ironia, quella che viene definita una “cucina da campo prussiana” sulla Grande Place. Immagini imbibite in rosso illustrano la preparazione del rancio in un grande calderone installato su un carro da cucina, fermo dinanzi al municipio di Bruxelles. La scena successiva cambia marcia e si presenta quasi come un documentario turistico, con le immagini di un soldato tedesco che ammira la statua del Manneken Pis.
L’ultima parte del film è completamente diversa. Ora siamo a Lovanio, e l’attenzione dello spettatore è rivolta al graduale ritorno dei profughi (la città cadde il 19 agosto, e i primi sfollati tornarono poco dopo). Assistiamo alla scena ricostruita dell’incontro tra una famiglia di contadini belgi e alcuni benevoli soldati tedeschi che offrono loro del pane; poi torniamo a Namur, con un’altra scena chiaramente ricostruita, in cui un soldato tedesco aiuta una famiglia belga. Questo fluido intreccio di fiction e non-fiction mette ancor più in evidenza gli intenti propagandistici del film. Il rullo termina, alquanto bruscamente, con una didascalia fuori posto.
Desidero ringraziare Luke McKernan per aver condiviso con me le sue riflessioni su questo film.

Leen Engelen

regia/dir: ?.
prod: ?.
copia/copy: DCP, 12’48”; did./titles: ITA.
fonte/source: Fondazione CSC – Archivio Nazionale Cinema d’Impresa, Ivrea.