LA MEMORIA DELL’ALTRO

LA MEMORIA DELL’ALTRO
Alberto Degli Abbati (IT 1914)

Pochi mesi separano l’uscita di Ma l’amor mio non muore!, per la regia di Mario Caserini, da quella de La memoria dell’altro di Alberto Degli Abbati. Nel 1913 Caserini, carattere impetuoso, lascia con un colpo di coda la Società Ambrosio e fonda insieme ad altri soci a Torino la Film Artistica Gloria. Esempio interessante per comprendere come la maturità del cinema italiano dell’epoca passasse anche dalla ricerca di autonomia artistica e di espansione commerciale.
Tra i primi titoli, appunto, Ma l’amor mio non muore!, quello che viene considerato come il capostipite del dramma cinematografico d’ambientazione borghese, dove la purezza delle linee estetiche dei piani si combina alla suggestione dei primi piani. Ma l’amor mio non muore! è il film che rivela al mondo, alla sua prima esperienza cinematografica, la Diva Borelli. È il titolo che fa nascere l’accoppiata con Mario Bonnard, in secondo piano rispetto alla grande attrice ma fondamentale nella caratterizzazione del soggetto, una spalla indispensabile al fine drammatico dove si rimane impressionati dall’«eleganza aristocratica dei personaggi, i loro abbigliamenti ricchi e signorili, la loro azione sobria ed elevata, il loro incedere libero e sicuro».
La memoria dell’altro prosegue il filone, sul grande successo del precedente, entrambi categorizzati come “serie Lyda Borelli”.
La giovane aviatrice Lyda (Lyda Borelli) si nega alla corte del principe di Sèvre (Vittorio Rossi Pianelli) e si innamora del giornalista Mario (Mario Bonnard) che, pur fidanzato con Cesarina (Letizia Quaranta), si reca a casa di Lyda per un incontro. Cesarina li vede e successivamente convince Mario a lasciare Lyda. Quest’ultima, rimasta sola, accetta le avances del principe di Sèvre. Tempo dopo i due si recano a Venezia e a teatro, l’incontro casuale tra Lyda e Mario riaccende la memoria e l’antico amore in un susseguirsi di drammi sentimentali.
Il soggetto, della baronessa Vittorina De Rege, autrice della Gloria, ha l’indubbia capacità di comporre un quadro articolato dell’animo umano. Il personaggio di Lyda risplende nella sua sensualità e strizza l’occhio all’emancipazione, grazie alla magnifica scena di apertura del volo aereo, metafora di modernità. Così come la potenza e l’abbandono nella danza apaches confermano, nella seconda parte del film, l’autonomia del personaggio femminile.
Mario Bonnard accompagna la Borelli, mostrandosi contraltare perfetto all’esuberanza dell’attrice: elegante, dosa la sua recitazione “di attore efficacissimo, e nel contempo sobrio, misurato e corretto”. C’è, nella scena, ma potremmo dire anche che non c’è: il suo marchio più evidente è l’estrema flessibilità – qualcuno ha parlato anche di mimetizzazione – con cui si immette nell’inquadratura e svolge, senza eccessi ma certo egregiamente, il suo ruolo. Questa seconda volta conferma il cliché dell’uomo tragico, da cui Bonnard saprà però distaccarsi più avanti nel corso della sua carriera.
Ad aiutare il successo del film sono gli esterni veneziani tra gite in vaporetto e delle magnifiche riprese di Piazza San Marco. La regia è affidata ad Alberto Degli Abbati, metteur en scène poliedrico. Il film, restaurato dal CSC – Cineteca Nazionale, proviene da un duplicato negativo stampato nel 1977 da una copia nitrato d’epoca non più disponibile.

Marcello Seregni

regia/dir: Alberto Degli Abbati.
sogg/story: Baronessa Vittorina De Rege.
photog: Angelo Scalenghe.
cast: Lyda Borelli (l’aviatrice/the aviatrix Lyda), Mario Bonnard (Mario Alberti), Vittorio Rossi Pianelli (il principe di/Prince of Sèvre), Letizia Quaranta (Cesarina), Felice Metellio (il giornalista/the journalist), Emilio Petacci.
prod: Film Artistica “Gloria”, Torino.
v.c./censor date: 24.12.1913 (n. 2084).
uscita/rel: 01.1914.
copia/copy: DCP, 72′; did./titles: ITA.
fonte/source: Fondazione CSC – Cineteca Nazionale, Roma.