LA COUSINE BETTE

LA COUSINE BETTE
Max de Rieux (FR 1928)

La regia non fu la sola attività del versatile Max de Rieux, la cui carriera al cinema è limitata agli anni 1926-1934, a parte la sua collaborazione con Marcel Pagnol per La Belle meunière nel 1948. De Rieux fu anche sceneggiatore e attore comico fra il 1923 e il 1932. Farà più tardi qualche comparsa in produzioni dei primi anni Sessanta. Allestì svariate opere liriche, e fu direttore di scena all’Opéra comique dal 1938 al 1945, quindi all’Opéra de Paris dal 1946 al 1957.
De Rieux girò La Cousine Bette nel 1927. Si tratta di un progetto evidentemente ambizioso, legato al penultimo romanzo di Balzac, chiave di volta e punto culminante della sua opera, nonché fulcro di una mutazione destinata ad avere effetti duraturi nella letteratura francese nel diciannovesimo secolo. Là dove il romanziere sembrava entrare nel vivo dell’azione già dalla prima scena (il danno era stato fatto nelle prime pagine) con il sordido incontro fra la baronessa Hulot e il banchiere Crevel, de Rieux – qui anche sceneggiatore del suo film – inizia la narrazione con la genesi dei rapporti all’interno della famiglia Hulot. Durante il prologo, il barone Hulot, militare in servizio nei Vosgi nel 1810, incontra Adeline. La scelta di risalire alle origini della vicenda indica subito la volontà da parte del cineasta di insistere sul destino delle sublimi aspirazioni destinate a dissolversi con il passare del tempo nella banalità di un’esistenza animata dalle più basse pulsioni. Questo è anche un modo di sottolineare, per contrasto, la desolazione e la vergogna di un presente ben lontano dalle sue romantiche premesse. Da quel momento il film non può che descrivere un meccanismo fatale: iniziato con un incontro amoroso, terminerà con uno spettacolo di progressiva putredine.
De Rieux ha dato una dimensione barocca, da romanzo d’appendice, non di rado terrificante, al romanzo di Balzac. L’osservazione delle debolezze umane e del prevalere del vizio sulla virtù offre in effetti al regista il pretesto per traboccare nel grottesco, spingendosi talvolta sopra le righe per indicare la mostruosità degli uomini: ne è esempio la scimmia cappuccina messa a guardia della dimora di Josépha, amante dell’erotomane Hulot, caricatura immonda del bestiario umano. Il barone brasiliano Montes de Montejanos (già accento “esotico” nel romanzo) punisce a selvaggi colpi di frusta la sua infedele Valérie Marneffe, che a un certo punto morirà avvelenata.
Le qualità del film di Max de Rieux trascendono tuttavia la mera esagerazione figurativa nel rappresentare le torbide passioni che vi si dispiegano. La violenza è resa palpabile nella stessa messa in scena del film: scambi di sguardi e primi piani improvvisi descrivono una sanguinosa competizione fra predatori, definiti dalla loro mortale invidia e depravazione. Nell’allucinante sequenza finale il film si apre infine a un’astrazione plastica e geometrica, che trabocca in una sorta di vanità medievale.

Jean-François Rauger

regia/dir: Max de Rieux.
scen: Max de Rieux, dal romanzo di/based on the novel by Honoré de Balzac (1846).
photog: Maurice Guillemin.
scg/des: Claude Franc-Nohain [Claude Dauphin];  scenari realizzati da/decors executed by: Jules F. Garnier.
cost: Edouard Souplet.
parrucche/wigs: Maison Pontet.
asst. dir: Cyril Godonoff.
cons: Marcel Bouteron.
loc. mgr: Pierre Duvivier, asst. Tahar Hanache.
cast: Alice Tissot (Cousine Bette), Germaine Rouer (Valérie Marneffe), Suzy Pierson (Josépha), Andrée Brabant (Hortense Hulot), Maria Carli (Adeline, Baronne Hulot), Jane Huteau/Jeanne Uteau (Cadine), Henri Baudin (Baron Hector Hulot), Charles Lamy (Monsieur Marneffe), François Rozet (Comte Wenceslas Steinbock), Mansuelle (Monsieur [Célestin] Crevel), Léon Guillot de Saix (Claude Vignon), Pierre Finaly (Baron Nucingen), Nell Haroun (Baron Henri Montès de Montejanos), Eugène de Creus (Maréchal Hulot), Marcel Blancard (Victorin Hulot), Réval (Stiedman), Vera Dachelle (Olympe Bijou), Chimène.
riprese/filmed: 1927 (Gaumont studios, Paris; les Vosges, Château de Noisiel).
prod: Charles Pichon, Astor Film.
dist: P. J. de Venloo.
riprese/filmed: 1927.
uscita/rel: 11.07.1928.
copia/copy: 35mm, 2389 m., 105′ (20 fps), col. (imbibito/tinted); did./titles: FRA.
fonte/source: Cinémathèque française, Paris.
Restauro/
Restored 1991.