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FILENDOUCE EST INSAISISSABLE

FILENDOUCE EST INSAISISSABLE
(L’insaisissable Filendouce) (L’insequestrabile Filavento)
? (FR 1912)

Filendouce est insaisissable è la brillante variazione sul tema di un topos cinematografico ancora oggi lungi dall’aver esaurito il suo fascino: l’inseguimento tra guardie e ladro, in cui, da sempre, è quest’ultimo a cattivarsi le simpatie e l’identificazione del pubblico. In questo film, come spesso accade, è lui, Filendouce (“Filer en douce”, in francese sta per filarsela, scappare con stile) l’elemento dinamico, vero motore dell’azione cinematografica che, per sua stessa natura, non può mai adagiarsi nella rappresentazione dell’ordine costituito.
Già protagonista di almeno un altro film, Les Exploits de Filendouce (1908), quello che di primo acchito sembra un comune ladro di biciclette rivela quasi subito risorse decisamente inaspettate: può rendersi invisibile, lasciare dietro di se doppelgänger di pezza per confondere gli inseguitori, scalare i muri e guadare i fiumi con un’automobile rubata. Se il ladro rappresenta per definizione un elemento di rottura rispetto alle regole sociali condivise, in questo caso sfida addirittura le leggi della fisica. I ritmi forsennati dei film “a inseguimento” e l’anarchia inventiva delle pellicole “a trucchi” trovano qui una sintesi particolarmente felice.
Preda della novecentesca ossessione per la velocità (in crescendo, dalla bicicletta all’auto da corsa), Filendouce ruba, più che per il bottino in sé, per amore dell’adrenalina e per il gusto di beffare le due povere guardie lanciatesi al suo inseguimento; antagonisti ben poco minacciosi che, malgrado un improbabile finale giustizialista li veda vincitori, possono opporre al loro avversario nient’altro che tenacia e imponenti baffoni d’ordinanza.
Il virtuosismo con cui sono realizzati i trucchi ottici del film – su tutti la bicicletta fantasma che attraversa con nonchalance le strade della città – è qui al servizio di un’arte della fuga che potremmo definire barocca: non vi sarebbe nessuna necessità per il protagonista di indossare magicamente la tuta da pilota prima di salire su una macchina rubata, né di arrampicarsi con l’automobile sul muro in verticale per sfuggire a inseguitori che arrancano in due su una sola bicicletta. È il piacere del gesto ben fatto (qui inteso come quello con il più alto potenziale di rottura delle regole consolidate e di provocazione della meraviglia) a guidare le gesta delle pattuglie di “inseguiti” del cinema delle origini.
Alcuni hanno riconosciuto nello scatenato Filendouce il grande André Deed. Noi siamo rimasti nel dubbio, parendoci che, sorridendo al pubblico, il ladro in questione mostri una mascella un po’ troppo importante. Sarà questa l’occasione per tornare a verificare su grande schermo l’identità di un personaggio inafferrabile fino all’ultimo, anzi, come recita la curiosa variante del titolo italiano della copia 28mm, “insequestrabile”. E se anche alla fine le guardie lo raggiungono, il pubblico sa che gli basterà un attimo per fuggire di nuovo e riprendere a correre.

Stella Dagna

regia/dir: ?.
prod: Pathé Frères (Nizza).
copia/copy: DCP, 3’15” (da/from 28mm, 43 m., 18 fps; 35mm orig. 85 m.); didascalie mancanti/intertitles missing.
fonte/source: Museo Nazionale del Cinema, Torino; Cinémathèque de Toulouse; Cinémathèque de Nouvelle-Aquitaine, Limoges.