EUGÉNIE GRANDET

EUGÉNIE GRANDET
Armand Numès (Émile Chautard?) (FR 1910)

Poco dopo l’uscita di Les Arrivistes, il film che Louis Daquin trasse nel 1960 da La Rabouilleuse di Balzac, lo sceneggiatore commentò così la difficoltà di trasporre sullo schermo le opere del romanziere: “Un film ha una durata limitata, e ogni romanzo di Balzac è così ricco e vivace che costringe a scegliere e ad eliminare molte cose”. Tre decenni più tardi, Eric de Kuyper riecheggiò la stessa osservazione, prendendo la versione di Eugénie Grandet realizzata dalla Éclair nel 1910 a esempio dell’“estrema elasticità narrativa” con cui i primi adattamenti di lavori letterari condensavano grandi romanzi in un unico rullo. Naturalmente lo stesso si può dire di altre opere dalla densa scrittura, ma forse proprio la celebrata tecnica con cui Balzac costruiva la caratterizzazione dei personaggi rendeva così invitante adattare i suoi romanzi per lo schermo.
L’Éclair realizzò numerosi adattamenti da Balzac nell’ambito della propria divisione Association Cinématographique des Auteurs Dramatiques (A.C.A.D.); il primo è appunto Eugénie Grandet. La regia è di solito attribuita a Émile Chautard, ma un articolo apparso su Ciné-Journal il 19 novembre 1910 la assegna ad Armand Numès, attore e regista già del Théâtre des Variétés che aveva collaborato anche con la Pathé. Dal momento che Chautard era il responsabile dei primi film A.C.A.D. (avrebbe poi diretto l’adattamento balzachiano César Birotteau nel 1911, per non parlare del suo ruolo come papà Goriot in Paris at Midnight), è probabile che egli abbia partecipato in qualche modo alla produzione.
Naturalmente la trama del romanzo è fortemente sintetizzata, ed elimina una serie di personaggi che conferiscono alla storia l’ampiezza di una società intera. Inoltre, è notevolmente modificata la seconda metà, benché ne permanga qualche tratto essenziale: la dolce e gentile Eugénie Grandet (Germaine Dermoz) vive con l’avaro padre (Karlmos) in condizioni di perenni ristrettezze provocate dalla spilorceria dell’anziano. Giunge Charles (Jacques Guilhène), nipote spendaccione del padre di Eugénie, il quale spera che lo zio salvi suo padre dalla rovina finanziaria; le sue suppliche sono respinte, ma Eugénie riesce segretamente ad accedere alla propria dote e la offre in dono al cugino. Nel romanzo il padre di Charles si suicida, mentre nel film questo dramma è presentato come un semplice sogno: su un tratto della parete una dissolvenza rivela la visione del figlio, in cui il padre si spara. Gli ammiratori più intransigenti di Balzac avranno comprensibilmente da obiettare sul finale, in cui a Charles ed Eugénie arride una felice vita matrimoniale, mentre nel romanzo la mancanza di scrupoli di lui distrugge ogni speranza di unione.
Il più famoso adattamento cinematografico muto di Eugénie Grandet è The Conquering Power di Rex Ingram (1921), che suggerì a Howard T. Dick di utilizzare, nel suo libro del 1922 Modern Photoplay Writing – Its Craftsmanship, la trama del romanzo come esercizio per gli sceneggiatori alle prime armi: “Analizzate la trama di “Eugenie Grandet” e spiegate il processo di pensiero creativo che ha condotto a scegliere personaggi ed eventi”. In seguito, negli anni Venti, Alice Guy Blaché lavorò a un adattamento che non fu mai realizzato. Una versione italiana diretta da Roberto Roberti e interpretata da Francesca Bertini, La figlia dell’avaro (1913), a quanto risulta è andata perduta.

Jay Weissberg

regia/dir: Armand Numès (Émile Chautard?).
scen: ?, dal romanzo di/based on the novel by Honoré de Balzac (1833).
photog: [Auguste?] Agnel.
scg/des: G. Personne.
cast: Germaine Dermoz (Eugénie Grandet), Jacques Guilhène (Charles Grandet, suo cugino/her cousin), Karlmos (suo padre/her father), Suzanne Révonne, Charles Krauss.
prod: Éclair (série A.C.A.D.).
uscita/rel: 26.05.1910.
copia/copy: 35mm, 240 m. (orig. 295 m.), 10’ (20 fps); did./titles: FRA.
fonte/source: CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée, Bois d’Arcy (Collections Conseil Départemental de la Charente).