fbpx

DER KAMPF UMS MATTERHORN

DER KAMPF UMS MATTERHORN
(La grande conquista)
Mario Bonnard, Nunzio Malasomma (DE 1928)

La versione originale di questo film di montagna tedesco è stata per lungo tempo considerata perduta. Benché ci fossero pervenute numerose riedizioni, non si conoscevano elementi filmici ancora esistenti dell’originale versione tedesca a 35mm comparsa nelle sale, che fu approvata dalla censura il 10 ottobre 1928 e venne proiettata per la prima volta a Berlino il 3 dicembre di quell’anno.
Basato a grandi linee su eventi storici (e verosimilmente sul romanzo pubblicato nel 1928 da Carl Haensel), Der Kampf ums Matterhorn ricostruisce la gara per la conquista del Cervino, l’ultima vetta delle Alpi ancora inviolata nel 1865. Jean-Antoine Carrel, guida alpina nel villaggio franco-italiano di Breuil, soggiace agli interessi nazionalistici italiani e tradisce l’amico Edward Whymper, alpinista e sportivo britannico, con cui si era impegnato a effettuare una salita insieme (la vicenda amorosa a quattro narrata nel film, in bilico tra storia romantica e brutale noir, è priva di rapporti con la realtà). In serrata competizione con la cordata tutta italiana partita da Breuil, lo scalatore britannico raggiunge la cima percorrendo la via svizzera da Zermatt, con una squadra, frettolosamente raccolta, composta da alpinisti francesi, svizzeri e britannici – ma a che prezzo! Il film comprende lunghe sequenze di grande realismo e naturalismo, con composizioni di forte effetto girate in esterni sul Cervino. Il direttore della fotografia Sepp Allgeier e il produttore, regista e attore Luis Trenker mettono in scena con mano esperta un epico racconto in cui l’Uomo sfida la natura, il fato e i cieli.
Nel 1928 Trenker, che come Leni Riefenstahl era stato un protégé di Arnold Fanck, era ormai pronto a prendere in mano la propria carriera e diventare regista di se stesso. Nel caso di Matterhorn, il ruolo di Fanck è limitato a quello di co-sceneggiatore, mentre Trenker sostiene di averlo effettivamente diretto – la sua prima volta come regista. Ecco come egli ricorda la genesi del film: “Conobbi tre piccoli produttori ebrei,  Hohenberg, Oppenheimer e Marcus, che insieme avevano dato vita alla Hom-Film. Dissi a Hohenberg dopo avergli spiegato cosa volevo fare: ‘Sono stufo di aspettare quelli dell’Ufa. Volete finanziare voi il film? Datemi il denaro necessario e io vi porto sul nastro di pellicola la storia di Der Kamp ums Matterhorn.  Hohenberg mi disse allora: ‘Senta, Trenker, l’impegno è notevole e lei sarebbe alla sua prima esperienza come regista.’ ‘Lo so – risposi – ma ho fatto tre film con Fanck e ho visto cosa vuol dire fare il regista.’  … Hohenberg sembrò convinto e mi propose 50 mila marchi per realizzare il film. E aggiunse: ‘Ho fiducia in lei. Se serviranno altri soldi, me lo faccia sapere.’
Le prime riprese le facemmo a Zermatt dove conoscevo le guide del posto perché avevo scalato il Cervino e il Monte Bianco. Ne avevo fatte di escursioni… Si lavorò insieme nel rispetto reciproco e con amichevole disponibilità. Come cameraman avevo il bravissimo Sepp Allgeier. Mandammo poi il materiale impressionato a Berlino dove fu visionato da Hohenberg. Telefonò subito a Zermatt inviandomi anche un telegramma: ‘Visto l’interesse del materiale filmato siamo decisi ad ampliare il progetto in un grande film. Non più un film da 50 mila marchi ma da 120 mila. Dovrà entrare nell’intreccio anche una figura femminile, con l’aggiunta di una storia d’amore.’
Naturalmente la proposta mi piacque, anche se ero un po’ perplesso nei confronti di codesta aggiunta. I produttori mi tranquillizzarono dicendomi che sarebbero subentrati per questo Nunzio Malasomma e Mario Bonnard che erano amici …  Facevano molti film. Erano quelli ancora i giorni del ‘muto’. Mario Bonnard, che prima era stato attore in Francia, a Parigi [sic], era un vero gentiluomo, un signore. Quanto a Malasomma, cagionevole di salute, magro e nervoso, sempre col mal di pancia, era l’aiuto di Bonnard. Entrambi non conoscevano la montagna, non ne capivano niente. I problemi ad essa connessi gli erano estranei … Il film è comunque prevalentemente fatto di ‘esterni’ per cui si fecero anche tante belle ascensioni. Senza però Malasomma, che non era alpinista, né con Bonnard, il quale era simpatico e conosceva il mestiere ma era anche un po’ pigro.” (Luis Trenker, intervistato da Piero Zanotto, in Luis Trenker: lo schermo verticale, a cura di Piero Zanotto, Manfrini Editori, 1982)
Il film ebbe un tale successo che nel 1934 ne uscì una riedizione sonorizzata, sfrondata dei dettagli “mondani”. Tra le modifiche citiamo l’eliminazione della sottotrama, concepita come intermezzo comico, di cui era protagonista la straordinaria Johanna Ewald, e il drastico taglio della parte di Paul Graetz, suo marito sullo schermo. Ancora insoddisfatto delle discrepanze fra la trama e gli avvenimenti storici, Trenker riprese il soggetto nel 1938, con il titolo Der Berg ruft, adattato poi per il pubblico anglofono dallo sceneggiatore Emeric Pressburger e dal produttore Alexander Korda come The Challenge (Milton Rosmer e Luis Trenker, 1938). Trenker ritornò su questo tema (e sui due film precedenti) fino alla fine della sua carriera, girando, ancora nel 1971, il documentario Erlebnisse am Matterhorn.
La ricostruzione digitale di Der Kampf ums Matterhorn è stata avviata nel 2016 dal Deutsches Filminstitut, a 4K, “liberamente basata” su un restauro analogico portato a termine dal Bundesarchiv-Filmarchiv nel 2015. Mentre la riproduzione fotochimica doveva affidarsi a un’unica fonte, una copia francese deliberatamente ridotta a sei rulli e conservata presso il CNC di Bois d’Arcy (manca la scena della conquista della vetta), per completare il restauro digitale è stato possibile utilizzare altre due fonti. Una copia di circolazione ceca a nove rulli, conservata al Bundesarchiv di Berlino, è l’unica versione muta pervenutaci che contenga la scena culminante dell’arrivo in vetta, mentre una copia 16mm tedesca risalente ai primi anni Trenta e non destinata alla circuitazione nelle sale, conservata alla Deutsche Kinemathek di Berlino, giuntaci in condizioni assai frammentarie, ristretta e fragile, ha fornito 35 didascalie originali, assieme a tre sequenze non contenute nelle due fonti principali.
Per ricostruire le didascalie tedesche mancanti, i registri della censura tedeschi e svedesi hanno costituito riferimenti essenziali. Un ulteriore riferimento per le didascalie è offerto da una copia italiana d’epoca conservata alla Cineteca Nazionale di Roma, che però è ridotta  come la copia francese: è formata da soli sei rulli e non contiene il momento culminante della battaglia per la conquista del picco. La ricostruzione digitale ha quindi dovuto risolvere una serie di problemi, poiché nessuno degli elementi filmici oggi esistenti corrisponde all’originale copia di circolazione tedesca muta. Benché il film abbia superato più volte l’esame della censura tedesca, l’essenziale documento del 1928, rilasciato dalla censura per la proiezione nelle sale, è andato purtroppo perduto. Di conseguenza, è stato necessario fondare la ricostruzione sul presupposto che la riedizione muta a 16mm del 1933 fosse identica o assai simile, per quanto riguarda le didascalie, all’edizione originale del 1928. Non ultimo dei problemi è stato l’assenza, nelle versioni distribuite all’estero, della scena culminante e della conclusione: in due delle tre copie d’epoca 35mm superstiti, le parti più importanti dell’azione, che costituiscono un terzo del film, sono omesse, presumibilmente a causa della travagliata evoluzione della politica e delle relazioni internazionali in Europa. I distributori francesi e italiani avevano evidentemente preferito non rappresentare la supremazia britannica sugli italiani, e anche se il soggetto del film era una spedizione alpinistica risalente – nel 1928 – a oltre mezzo secolo prima, la vicenda del fallimento di una cooperazione internazionale, con le perdite umane che ne erano seguite, dev’essere stata considerata troppo delicata. Per gli ultimi tre rulli del film, quindi, la ricostruzione digitale ha dovuto impiegare la copia in lingua ceca distribuita nel 1929 dalla Pan-Film.

Anke Mebold, Ulrich Rüdel

regia/dir: Mario Bonnard, Nunzio Malasomma.
scen: Arnold Fanck, Nunzio Malasomma, dal romanzo di/based on the novel by Carl Haensel.
photog: Willy Winterstein, Sepp Allgeier.
scg/des: Heinrich Richter.
prod. mgr: Luis Trenker, Viktor Skutetzky.
cast: Luis Trenker (Jean-Antoine Carrel), Marcella Albani (Felicitas, sua moglie/his wife), Clifford McLaglen (Giacomo, il fratellastro/his stepbrother), Alexandra Schmitt (mamma Carrel/Carrel’s mother), Peter Voss (Edward Whymper), Paul Graetz (Meynet, il gobbo/the hunchback), Johanna Ewald (la moglie di Meynet//Meynet’s wife), Hannes Schneider (Cross, una guida/mountain guide), Heinrich Gretler (Seiler, l’albergatore/hotelkeeper), Ernst Petersen (Hadow), Hugo Lehner (Hudson).
prod: Arthur Hohenberg, Moisy Markus, Stéfan Markus, Hom-Film GmbH.
dist: Hom-Film, Berlin.
uscita/rel: 03.12.1928 (Ufa-Palast am Zoo, Berlin).
v.c./censor date: 29.10.1928 (B.20601).
copia/copy: DCP, 117′ (da/from 35mm, 20 fps); did./titles: GER.
fonte/source: Deutsches Filminstitut – DIF, Frankfurt.
Restauro
/Restored: 2016; con il sostegno di/funded by Die Beauftragte der Bundesregierung für Kultur und Medien.

Preferenze sulla privacy

Necessari

I cookie necessari aiutano a contribuire a rendere fruibile un sito web abilitando le funzioni di base come la navigazione della pagina e l'accesso alle aree protette del sito. Il sito web non può funzionare correttamente senza questi cookie.

gdpr

Statistiche

I cookie statistici aiutano i proprietari del sito web a capire come i visitatori interagiscono con i siti raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima.

_ga, _gat, _gid

Preferenze

I cookie per le preferenze consentono a un sito web di ricordare le informazioni che influenzano il modo in cui il sito si comporta o si presenta, come la lingua preferita o la regione in cui ti trovi.

qtrans_front_language