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CHANGING HUES

CHANGING HUES
? (GB 1922)

In questo cortometraggio promozionale di una tintura per tessuti, una ragazza (Jean Millar) è persuasa dall’innamorato, che è un artista (Albert Jackson), ma anche dal padre (Burton Craig), a colorare di rosa il proprio monocromo vestito. La soluzione arriva grazie a Twink Dye, che permette alla giovane di riempire di colori la casa e gli abiti. Coerentemente con la trama, il film contiene colorazioni selettive, riservate principalmente agli abiti, per accentuare dal punto di vista visivo i “sensazionali” risultati che si possono ottenere con Twink Dye. Il marchio vende così il proprio prodotto per mezzo della tecnologia del film a colori, dalla gamma completa delle tinte dell’arcobaleno nell’apertura e nelle didascalie, al negozio Twink Dye con la sua esposizione di campioni colorati, alla sequenza della tintura vera e propria in cui un vestito bianco si tramuta nel “Rosa della perfezione”, per giungere alla scena del lieto fine, un ballo in cui l’intero salotto è finalmente colorato.
Il film non si limita perciò a esibire l’ampia tavolozza di colori offerta dal prodotto, ma utilizza il colore sensoriale come strategia commerciale. Nell’esposizione dei prodotti coloranti si coglie inoltre un’ironica sovrapposizione tra l’industria del cinema a colori e quella tessile: il settore tessile usava prodotti all’anilina per tingere gli abiti, mentre il cinema impiegava le stesse tinte sintetiche per colorare le pellicole e gli abiti che vi compaiono.
Un altro collegamento che si instaura fra tecnologia cinematografica e abbigliamento, in relazione ai coloranti, riguarda la “rivoluzione del colore” che si diffuse a tutte le sfere della vita quotidiana, compresi i divertimenti e la moda. La tendenza al colore non era però alla portata di tutti. Prodotti come Twink Dye si presentavano come il mezzo che avrebbe aperto alle famiglie delle classi più modeste (per esempio quella di questo film) la possibilità di partecipare a un più vasto movimento verso la democratizzazione del colore. Proprio in questo specifico film, tuttavia, Twink rappresenta bensì uno strumento “fai da te” per inserirsi in una tendenza, ma allo stesso tempo rispecchia i tradizionali ruoli di genere. La molla che spinge la fanciulla ad andare alla ricerca del colore non è il suo desiderio di essere alla moda, ma quello dell’innamorato artista e del padre, che la incitano a indossare indumenti più colorati. Ironicamente, entrambi gli uomini sono completamente acromatici, particolare che rafforza la tradizionale associazione tra colore e donne.

Olivia Kristina Stutz, Noemi Daugaard

regia/dir: ?.
sponsor: Lever Brothers.
prod: The London Press Exchange.
cast: Jean Millar (la ragazza/The Only Girl), Albert Jackson (l’artista innamorato/An Artist Lover), Burton Craig (il padre di lei/her father).
copia/copy: 35mm, 490 ft., 5’30” (24 fps), col. (colorato a mano/hand-coloured); did./titles: ENG.
fonte/source: BFI National Archive, London.