BEVERLY OF GRAUSTARK

BEVERLY OF GRAUSTARK
(Il principe azzurro)
Sidney Franklin (FR 1926)

Grazie al cielo, quando si mise a scrivere la sua deliziosa sceneggiatura destinata a Marion Davies, Agnes Christine Johnston gettò a mare gran parte del romanzo Beverly of Graustark, scritto nel 1904 da George Barr McCutcheon. La fonte, imperniata sulla vicenda di una figlia della Confederazione scambiata per la principessa di  Graustark, che si innamora di un principe  travestito da pastore-bandito e sventa un’invasione straniera, brilla per mediocrità, e al confronto The Prisoner of Zenda di Anthony Hope acquista quasi statura di capolavoro. Lo stesso McCutcheon non era soddisfatto del libro, il primo di cinque sequel del suo romanzo ruritano Graustark (1901), anche se la sua insoddisfazione fu sicuramente mitigata da un anticipo di 10.000 dollari. Dopo un solo anno dall’uscita, Beverly of Graustark aveva già raggiunto la decima edizione e contribuì al successo dell’autore, che al momento della sua morte nel 1928 era diventato uno degli scrittori più ricchi d’America.
Nel 1908 i diritti teatrali furono venduti a Arthur G. Delamater, e l’adattamento teatrale di Robert Melville Baker esordì l’anno successivo riscuotendo grande successo. McCutcheon continuò sagacemente a trarre utili dalla sua opera, vendendone i diritti alla Biograph per un film del 1914 destinato alla Klaw & Erlanger e interpretato da Linda Arvidson; secondo un saggio pubblicato in The Yale University Library Gazette (aprile 1985), ne seguì però una controversia legale e nel 1924 McCutcheon rivendette i diritti cinematografici agli International Studios del gruppo Hearst per 30.000 dollari; un quarto di questa somma andò a Baker in quanto autore del testo teatrale. Lights of Old Broadway di Monta Bell (1925), ove la giocosa vivacità di Marion poté finalmente dominare lo schermo, si può considerare il punto di svolta della carriera dell’attrice, ma Beverly of Graustark, le cui riprese iniziarono poco prima dell’uscita del film precedente, fu la pellicola che veramente valorizzò appieno il suo talento per la comicità fisica, definendo il personaggio Davies che in seguito avrebbe dato deliziosa prova di sé in Show People e The Patsy (entrambi del 1928).
La Johnston, alla quale dobbiamo anche la sceneggiatura di questi due capolavori della comicità, sfrondò radicalmente la trama del romanzo, differenziandosi così dal mediocre film del 1914. Nella sua nuova versione, Beverly lascia il collegio per tornare a casa a Washington; ha infatti appreso che suo cugino, il principe Oscar di Graustark (Creighton Hale, in una parte destinata originariamente a George K. Arthur), che si trovava in esilio, è diventato il re di quel piccolo regno situato in un’imprecisata regione a est della Svizzera. “Non eccitarti”, è l’inascoltato consiglio del padre alla figlia, che va in Europa per assistere all’incoronazione. Oscar rimane immobilizzato da un incidente sciistico, ma deve a tutti costi raggiungere la capitale, ove incombe il rischio di una rivolta organizzata dal subdolo generale Marlanax; il duca Travina, aiutante di campo del principe, nota l’aspetto androgino di Beverly e concepisce l’idea di infilarla in un’uniforme e farle impersonare il cugino fino a quando quest’ultimo non sarà in grado di viaggiare.
“Marion Davies è il ragazzo più carino che abbiate mai visto!” proclamò il New York Herald Tribune, e l’umorismo del film è in gran parte il prodotto delle gag sul tema del travestimento (prive di qualsiasi traccia di omoerotismo), che nel romanzo sono assolutamente assenti. Nel giugno 1926 Marion illustrò così il film a Jane Tilton del Motion Picture Magazine: “Non assomiglierà alla storia originale. Sarà piuttosto ‘Graustark di Beverly Hills’. Vedi, al regista la trama non piaceva. Io volevo fare ‘La dodicesima notte’. Quelli dello studio pensavano che Shakespeare non fosse tanto adatto al cinema – avranno anche ragione, non lo so! – e quindi si è pensato di unire le due vicende, ed è stata elaborata la storia di una ragazza travestita da ragazzo (il principe Oscar)”. Chiunque sia stato a decidere – il regista Sidney Franklin, il produttore Irving Thalberg o la sceneggiatrice Agnes Johnston – le modifiche infusero nuova vita nel genere ruritano.
Lo stesso si può dire del bell’equilibrio che Franklin riesce a instaurare tra lo slaspstick e l’eleganza dello stile, che il direttore della fotografia Percy Hilburn porta a livelli ancor più sofisticati. Per rafforzare il prestigio del film, i produttori decisero di ricorrere al Technicolor per il rullo finale, girato da Ray Rennahan, che nell’intervista concessa nel 1972 a Richard Koszarski, e citata da James Layton e David Pierce in The Dawn of Technicolor, 1915-1935 (2015), ci fornisce informazioni assai preziose: “Predominava dappertutto un grigio delicatissimo, e  i costumi erano in sfumature pastello, davvero meravigliosi. Era forse la miglior scena d’interni che avessi mai visto ed eravamo pronti a girare”, ma poi i dirigenti dello studio e Hearst decisero che occorreva accentuare le tonalità. “Fummo quindi costretti ad abbandonare quella sequenza splendida; si procurarono una quantità di festoni colorati che appesero a quelle bellissime pareti. Fu un delitto.” La stampa, ignara di questo retroscena, indicò comunque nella sequenza a colori il momento migliore di una pellicola vivamente elogiata per l’alto livello della produzione.
In ogni caso Marion Davies rimane la raison d’être del film. Come scrisse Delight Evans su Screenland (luglio 1926), “fra novant’anni, quando tutti i film di guerra e di propaganda e tutte le produzioni artistiche saranno stati dimenticati, qualche vegliardo con la barba bianca sicuramente borbotterà ancora ‘C’era una ragazza di nome Marion che era veramente carina vestita da maschio’.” Diciamo anche fra novantatré anni.

Jay Weissberg

regia/dir: Sidney Franklin.
scen: Agnes Christine Johnston, dal romanzo di/from the novel by George Barr McCutcheon (1904).
did/titles: Joe Farnham.
photog: Percy Hilburn; Ray Rennahan (Technicolor).
mont/ed: Frank Hull.
scg/des: Cedric Gibbons, Richard Day.
cost: Kathleen Kay, Maude Marsh, André-Ani.
asst dir: H. B. Boswell.
cast: Marion Davies (Beverly Calhoun), Antonio Moreno (Danton), Creighton Hale (Principe/Prince Oscar), Roy D’Arcy (General Marlanax), Albert Gran (duca/Duke Travina), Paulette Duval (Carlotta), Max Barwyn (Saranoff), Charles Clary (Mr. Calhoun), [non accreditati/uncredited: Sidney Bracey (cameriere/valet), Lou Duello (ballerino/dancer)].
prod: Irving G. Thalberg, Cosmopolitan Pictures.
dist: M-G-M.
uscita/rel: 22.03.1926.
copia/copy: DCP, 77′ (da/from 35mm, orig. 6977 ft., b&w, imbibizione e viraggio/tinting & toning, Technicolor finale, 364 ft.); did./titles: ENG.
fonte/source: Library of Congress Packard Center for Audio-Visual Conservation, Culpeper, VA (Marion Davies Collection).

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