AN OLD FASHIONED BOY

AN OLD FASHIONED BOY (US 1920)
Jerome Storm

La suprema aspirazione dell’ingenuo David Warrington (Charles Ray) è quella di condurre una vita tradizionale nei sobborghi residenziali; egli sorprende pertanto Betty Graves, la “ragazza moderna” di cui è innamorato, acquistando – dopo il loro primo bacio – una casetta “ideale” nei sobborghi, e trascina la fanciulla ad ammirare la loro futura dimora. Betty giudica però alquanto presuntuoso l’acquisto tanto precoce, da parte di David, di un alloggio ammobiliato, e la prospettiva di una convenzionale vita domestica non la entusiasma affatto; rompe quindi il fidanzamento e sceglie Ferdie Blake, un corteggiatore “moderno” che, con la sua aria da simpatico furfante, rappresenta un modello opposto a quello del “ragazzo all’antica”.
A David si offre poi l’imprevista opportunità di sperimentare la vita domestica cui aspira: tra i suoi amici Herbert e Sybil Smith scoppia un violento litigio e Sybil torna alla casalbergo della madre, affidando i bambini alle cure di David. Ben presto il giovane scapolo viene sopraffatto dagli eventi.
Nel tentativo di tenere sotto controllo i turbolenti bimbi Ray può esibire il suo talento comico, incarnando il personaggio del ragazzo di campagna goffo ma di buon cuore che era alla base del suo successo. L’Atlanta Constitution (3 novembre 1922) apprezzò moltissimo gli sforzi compiuti da David per tenere a bada i bambini, e in particolare la sequenza della fabbricazione di caramelle morbide che trasforma il paradiso domestico del giovanotto in “qualcosa di simile a una bisca dopo un’irruzione della polizia”. David, disperato, telefona per chiedere aiuto. Il dottor Graves (il padre di Betty) accorre per curare il mal di stomaco da caramelle che ha colpito i piccoli, e decide di mettere in quarantena tutta la famiglia, citando un caso di “morbillo nero”. L’isolamento riguarda ora anche Betty, che funge da infermiera. La situazione si può considerare profetica se si pensa ai paralleli con l’odierno mondo pandemico: gli spettatori potranno immedesimarsi senza difficoltà nelle tese dinamiche che si producono quando troppe persone dal carattere incompatibile si trovano rinchiuse in un’angusta casetta.
Nei primi anni Venti del Novecento questa commedia romantica fu apprezzata soprattutto come “satira della vita rurale”; molti critici ne elogiarono la carica comica e la convincente interpretazione di Ray. Il contributo della sceneggiatrice alla costruzione di una “struttura impeccabile” per “questo brillante soggetto” fu giustamente posto in rilievo sul Moving Picture World (13 novembre 1920) da Louis Reeves Harrison. Agnes Christine Johnston (1896‒1978) lavorò nel cinema per oltre 35 anni; scrisse le sceneggiature di alcune tra le più popolari commedie drammatiche dell’epoca del muto e del sonoro, per divi come Mary Pickford, Charles Ray e Marion Davies, oltre che quelle di numerosi episodi di “Andy Hardy”, la popolare serie per famiglie della M-G-M. In “The Comedy Scenario” un articolo apparso nel 1917 su Moving Picture World, la sceneggiatrice individua nella “commedia drammatica” il film ideale, in quanto capace di suscitare le emozioni “elementari” che sono “più vicine alla vita reale” e di “alternare un sorriso a una lacrima, in modo da accentuare, grazie alla forza del contrasto, l’intensità dell’uno e dell’altra”. Ella sottolinea che il film muto non deve fondarsi eccessivamente sulla parola parlata, ma concentrarsi piuttosto sui metodi visivi della narrazione e creare “continuità” grazie a una costante interazione tra scrittura e montaggio, tale da assicurare una narrazione ininterrotta.
In un altro articolo, “A Feat in Photography”, scritto questa volta per il Washington Post (14 novembre 1920), la Johnston afferma di aver insistito perché in An Old Fashioned Boy le transizioni tra una scena e l’altra avvenissero senza dissolvenze a iride, ma ricorrendo invece a scene contrastanti, ossia facendo seguire alle sequenze d’azione una scena d’amore o “un pizzico di interesse umano”. Quest’articolo e parecchie recensioni descrivono questa modalità di transizione fra le scene come una “novità” che consentiva agli spettatori di seguire lo “svolgimento” della trama senza “pause” o “dissolvenze”, ma nel 1920 questa tecnica era naturalmente già prassi comune.
Se ciò che gli appassionati di film leggeri si aspettavano da un’interpretazione di Charles Ray è la colonna portante di An Old Fashioned Boy, il film affronta anche uno dei più accesi dibattiti dell’epoca, chiedendosi se il disdegno di una “ragazza moderna” come Betty per la vita casalinga e la sua preferenza per i cani rispetto ai bambini, costituisca un preannuncio del crollo della famiglia tradizionale. Una delle prime sequenze del film pone a contrasto la deliziosa casetta di campagna con l’altissima casalbergo in cui vivono le persone “moderne” come Betty e Ferdie e sul cui esterno indugia la macchina da presa.
In effetti, al di fuori degli schermi cinematografici si versavano allora fiumi di inchiostro sui mali derivanti da questo tipo di abitazioni, e sindaci e giudici della Corte suprema erano alle prese con leggi che limitavano la possibilità di cucinare e allevare bambini in una casalbergo. Il film si addentra nel problema decorando i cartelli delle didascalie con immagini di bucoliche case di campagna e della tipica iconografia domestica, e prende esplicitamente posizione nel dibattito con il primo piano del titolo di un giornale (“Si ritiene che le case albergo e i cani siano la causa di grave infelicità matrimoniale”). Alla fine Betty preferisce la casetta al palazzo di appartamenti e il “ragazzo all’antica” al “vivace” libertino; pertanto, a parere del recensore di Photoplay (febbraio 1921) “questo film dimostra definitivamente che le case albergo sono la radice di ogni male”.
Forse An Old Fashioned Boy dovrebbe essere ricordato soprattutto come “una spassosa commedia di Charles Ray” che dà scarso rilievo ai personaggi femminili, ma in realtà esso mette in luce anche la capacità di Agnes Christine  Johnston di intrecciare riflessioni sul lavoro femminile e la vita familiare a una trama per il resto “all’antica” in cui “un bravo ragazzo conquista una ragazza”. Il particolare punto di vista del film non dovrebbe sorprendere, poiché alla stessa Johnston si chiedeva spesso come riuscisse a conciliare i suoi ruoli di sceneggiatrice, moglie e madre; i titoli dei giornali notavano che ella girava l’Europa con bambino al seguito, e le foto pubblicitarie esaltavano la sua capacità di lavorare nell’ufficio dello studio tenendo il piccino sulla scrivania.
Sul Los Angeles Times (22 marzo 1925) leggiamo che “Agnes ha continuato a lavorare fino al giorno in cui è nato il [loro] primo bambino. La notte in cui è arrivato Budgie, ella ha assistito all’anteprima di Rich Men’s Wives ed è rincasata alle tre del mattino”. Agnes Christine Johnston ricorda insomma la Betty di An Old Fashioned Boy, che esclama “le donne hanno troppa energia creativa per dedicarla unicamente ai lavori di casa. Se si ha una sola cosa da fare si diventa nevrasteniche”. A suo dire, anzi, quando lavorava era “una moglie e una madre assai più equilibrata”, e si era “tanto abituata a scrivere con i bambini che piangevano” da non riuscire più a lavorare “se non in un ufficio accanto al quale passassero rombando autocarri”. Possiamo solo sperare che la protagonista femminile di questo film riesca a raggiungere i propri obiettivi di “ragazza moderna” anche dall’interno di una “deliziosa casetta inglese vecchio stile”, come ha fatto la sua celebrata sceneggiatrice. – April Miller

AN OLD FASHIONED BOY (US 1920)
regia/dir: Jerome Storm.
scen: Agnes Christine Johnston.
photog: Chester Lyons.
mont/ed: Harry L. Decker.
art titles: F. J. van Halle, Carl Schneider, Leo H. Braun.
scg/des: W. L. Heywood.
tech dir: Harvey C. Leavitt.
cast: Charles Ray (David Warrington), Ethel Shannon (Betty Graves), Wade Boteler (Herbert Smith), Grace Morse (Sybil, sua moglie/his wife), Hal [Hallam] Cooley (Ferdie Blake), Alfred Allen (Doctor Graves), Gloria Joy (Violet), Frankie Lee (Herbie), Virginia Brown (the baby).
prod: Ince Paramount-Artcraft; supv: Thomas H. Ince.
dist: Famous Players-Lasky Corp.; Paramount Pictures.
uscita/rel: 31.10.1920.
copia/copy: DCP, 67′ (da/from 16mm, orig. 4617 ft.); did./titles: ENG.
fonte/source: UCLA Film & Television Archive, Los Angeles.

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